La Strega della Terra di Non Dove
C'era una volta un
intrepido cavaliere che si avventurò in un'impresa ai limiti dell'impossibile
per salvare la bella damigella in pericolo. Più o meno è così che suona l'inizio
standard di molte fiabe. La mia, purtroppo per me, non è una fiaba nel senso
canonico del termine ed è aperta ad interpretazioni. Ho sviluppati diversi
neologismi per identificare queste storie che sto componendo e quello che si
avvicini maggiormente ad un'appropriata accuratezza è “fiaba retro-futuristica”
o “futurytale”, unione delle parole Inglesi future e fairytale.
Vi domanderete: perché tanto sbattimento per raccontare
una storia che magari non interesserà nemmeno a qualche lettore sfigato? Beh,
perché nello stato attuale delle cose, le mie storie potrebbero un giorno
assumere un valore particolare che adesso non hanno, esattamente come le fiabe
del focolare. Gli elementi ci sono tutti: la Dama, il Cavaliere (che sarei io)
ed una forza malvagia che incombe su tutti noi peggio della regina malvagia su
Biancaneve e tutti e sette i nani. La forza malvagia che incombe è la ragione
per la quale io mi trovo realmente nella condizione di narrare, visto che nel
futuro alternativo nel quale sono stato catapultato è motivo di vita e di morte
per molte (troppe) persone. Io sono chiamato a dedicarvi del tempo per
sopravvivere e, semplificando il concetto, da buon cavaliere, devo combattere
contro il male per vocazione!
Il mio nome è Roger Hackett e sono
nato nel 1985 dei calendari ordinari. Nel 2015, mi sono sottoposto ad un
esperimento fantascientifico di viaggio spazio-temporale che mi ha condotto
fino ad un anno imprecisato del futuro. Ho così appurato che è successo un
casino infernale che ha portato il mondo ad uno sconvolgimento senza precedenti
e non mi basterebbero 4 libri per spiegarvelo. La sintesi è: il mondo come lo
conoscevo fino al 2015 non esiste più ed è stato abbandonato dalla stragrande
maggioranza della popolazione che si è radunata entro un perimetro artificiale
creato dall'entità malvagia menzionata prima. Questa si chiama Matherley
Company ed è una compagnia multinazionale che, oltre ad aver instaurato un
regime totalitarista ben voluto da molti, ha preso il controllo su qualcosa di
veramente prezioso per gli esseri umani: le loro emozioni. Così hanno convinti
i cittadini a spostarsi dentro la loro società iper-perfetta e iper-artificiale
chiamata Nuova Comunità Globalizzata o NGC. In gergo, lo chiamiamo il Mondo
Civilizzato.
Io mi ritrovo quindi nella
controparte, dicasi quel che è rimasto della nazione dove vivevo. Ora tutto ciò
che non è Mondo Civilizzato è chiamato “Terra di Non Dove” e coloro che la
abitano sono questi bizzarri ribelli che si fanno chiamare “emotion seeker”,
cercatrici e cercatori di emozioni. Questo neologismo deriva dal fatto che
queste donne e questi uomini si ribellano al controllo emotivo totale imposto
dalla multinazionale per ritrovare quello che rendeva grande l'umanità prima
del regime, vale a dire, proprio le emozioni.
Credo di averlo spiegato bene in
sole due pagine!!!
Ebbene, il vostro ultimo eroe
d'azione che è il sottoscritto si era già ritrovato coinvolto in alcuni casini
e si era fatto le ossa sfidando di persona i rappresentanti della dannata
Matherley Company. Vista la mia abilità nel trarmi d'impiccio, qualcuno aveva
pensato bene di coinvolgermi in altri casini ancor più incasinati.
-Sì, ma tu sei Bravo, hai talento,
ci sai fare con i motori, con le armi da fuoco, sei perfetto per l'incarico!
E con questa tiritera, ero stato
incaricato di andare a soccorrere la bella Principessa delle Fiabe con la quale
avrei vissuto felice e contento per sempre e anche dopo.
-Vai, ci fidiamo, sappiamo che ce la
puoi fare e ce la farai!
-Sì, sei un figo da paura, nessuno
ti batte al volante!
-Se torni indietro per le 5 del
pomeriggio, trovi lo stufato caldo!
Le ultime due non le ha dette
nessuno in realtà, sono solo io che sto vagheggiando e mi sto auto-celebrando
mentre redigo questa veloce pagina di diario.
Per darvi un'idea più chiara e meno
delirante del perché chiesero a me di avventurarmi chissà dove devo fare una
piccola parentesi graffa. Attualmente, risiedo nell'unica vera città della
Terra di Non Dove, localizzata nella cosiddetta Regione Settentrionale. E' una
metropoli di nome Darkingshore che è abitata solo per un magro 2% del suo
territorio (forse meno) ed è diventata luogo di ritrovo per tutti i ribelli che
fuggono dal perimetro totalitario della NGC. La topografia della città la rende
perfetta come base della resistenza, risiedendo alle pendici di una vetta
chiamata Monte Detmerring e circondata da una catena montuosa che si estende
per parecchie centinaia di miglia. Inoltre, è in prossimità di un lago chiamato
Loch Marea che funge da punto cardinale per i fuggiaschi i quali,
costeggiandolo da Nord a Sud, possono giungere fino ai confini con le regioni
adiacenti.
Solo pochi fidati sanno che io sono
un viaggiatore del tempo e tengo l'informazione ben segreta perché potrebbe
causarmi guai. Conduco quindi una vita apparentemente normale come copertura e
faccio il meccanico nell'unica officina di Darkingshore insieme ad un caro
amico di nome Peter. Risiedo in un luogo simbolo della resistenza, un magnifico
albergo d'inizio '900 in stile Liberty chiamato “Flowerfield Hotel”,
localizzato ad oltre 1000 metri di quota vicino alla cima di Monte Detmerring e
quasi irraggiungibile senza un mezzo di trasporto adatto.
Ci so fare con i motori e così mi
sono creato un veicolo speciale per imbarcarmi nelle mie avventure: una
Crosswagon Q4 con trazione integrale permanente, modificata per essere più
resistente alle avversità e più agile nelle situazioni di pericolo.
Amichevolmente, la chiamo solo Q4, tanto da averci applicate delle decal
giganti del nome sulle portiere anteriori. Questo mezzo è l'equivalente moderno
del destriero che accompagna l'eroe nelle sue avventure e io ne vado
particolarmente fiero perché risponde esattamente ai requisiti che richiede un
cavaliere, solo con 150 cavalli al posto di uno singolo.
Un giorno di fine Novembre, freddo
che più freddo non si poteva e con previsioni di neve, mi chiesero di recarmi
d'emergenza 20 miglia a Nord di Darkingshore per portare in città una donna per
loro estremamente speciale. Sapevo poco o nulla riguardo a lei e non ero
propriamente entusiasta d'imbarcarmi in una missione tanto rischiosa senza
comprenderne i motivi, ma accettai perché ero l'unico adeguatamente competente
per affrontare l'impresa.
In questo futuro alternativo abbiamo
a disposizione solo auto super datate e alquanto antiquate come tecnologia.
Sono quasi tutti mezzi prodotti prima del 2005 e questo perché è pressoché
impossibile far funzionare modelli carichi di elettronica in una realtà simile
al Medioevo. Q4 risulta così una vettura “recente” rispetto alle altre che ho a
disposizione ed è l'unica che sia riuscito a modificare per funzionare anche
senza elettronica. In sintesi, vi ho spiegato perché ero proprio io quel
dannatissimo giorno a dovermi sbattere per la Principessa della circostanza!
Tornando proprio a quest'ultima,
ella abitava in un minuscolo paesino localizzato in cima ad una montagna alta
sui 1000 metri o pressapoco. La strada che dovevo percorrere per raggiungerla
era degna di un rally delle valli come se ne correvano ai bei vecchi tempi e
tornava molto utile la trazione integrale permanente di Q4 ed avendo una certa
dimestichezza con le strade tortuose e innevate abitando all'Hotel..
Impiegai quasi un'ora in totale per
arrivare a destinazione e vi assicuro che ero nervoso a palla, paranoico come
non mai all'idea di beccare qualche emissario della multinazionale che
interpretava il cavaliere nero o drago del mio script fantascientifico. Questi
erano stati particolarmente tranquilli per anni, ma chissà perché, al mio
arrivo erano tornati in azione per spaccare i cabbasisi. Non era infrequenti
imbattersi in una delle loro autopattuglie che vagavano per la provincia a
caccia di emotion seeker sprovveduti e solitari. Avevano una base da qualche
parte che loro chiamavano “l'Abbazia”, ma ancora non eravamo riusciti a
localizzarla. Se li s'incrociava per strada, le possibili conseguenze erano
due: o si finiva coinvolti in una sparatoria oppure s'ingaggiava un
inseguimento automobilistico all'ultimo sangue. Mentre mi recavo a soccorrere
la Principessa, vivevo con l'angustiante angoscia che potessi imbattermi in
qualcuno di loro!
-Ma chi me lo ha fatto fare??
Il mio umore calava con il
ticchettio dell'orologio perché il cielo minacciava neve e la temperatura
scendeva ad ogni miglio macinato verso la cima. Quando finalmente arrivai a
quello che sembrava il paese in questione, rimasi impressionato dal livello di
solitudine nel quale abitava la Principessa. Mi trovavo ad almeno 900 metri di
quota e c'era soltanto un gigantesco campo verde, un piccolo borgo diroccato ed
una serie di case presumibilmente per le vacanze. Rallentai un piccolopoco
cercando indicazioni e scorsi sulla destra solo un vecchio locale, qualcosa
come un baretto, e accanto un parcheggio ed un campo da calcio. Sulla sinistra,
invece, la strada si diramava e io mi affidai all'istinto per fare la scelta
corretta. Si parlava davvero di un isolamento da monaca di clausura, con la
ragazza forse chiusa dentro la cella di un monastero conducendo una vita
illibata di assoluta castità perché il massimo che avrei potuto incontrare era
qualche animale selvatico e forse Heidi con le caprette.
-Diavolaccio! - esclamai come passai
il cartello che recava il nome del villaggio che, vi assicuro, aveva un sound
troppo horrorshow!
-Borgo Lugosi??!!! Dove cacchio sono
finito? In Transylvania???
Miei cari lettori, posso dirvi che
mi vennero i brividi a leggere quel cartello perché mi aspettavo solo un
classico paesucolo di fine '800 popolato da vecchietti che si bevono un
grappino all'osteria con le mogli a casa che filano l'uncinetto, invece passai
accanto ad un cimitero che sembrava degno di un villaggio dei Carpazi.
Accostato al nome Borgo Lugosi, mi si gelò il rosso nei tubi e mi sentii come
se il Conte Vlad mi desse “benvenuto in sua dimora” per succhiarmi il sangue.
Non era infatti da escludere che la Principessa fosse in realtà una Vampira
devota ai bagni nel sangue stile Elizabeth Bathory e che vivesse in culo ai
lupi proprio per portare avanti i suoi rituali satanici senza dare nell'occhio.
-Dannazione! Ma chi me lo ha fatto
fare???
Mi pentivo e convertivo al
cristianesimo varie volte ogni minuto che passava e speravo di chiamare il
Prete di Giuda per confessare i miei peccati tra l'incudine e il martello.
Nonostante questo timore, la mia professionalità mi spronava ad andare avanti e
non disertare dal mio incarico come un codardo qualsiasi. Andava detto: potevo
essere un codardo, ma non uno qualsiasi!!! Prima di ritirarmi, avrei almeno
dovuto imbattermi in sacrifici umani, cani e gatti che vivono insieme e masse
isteriche.
-Vediamo dove si trova il posto!
Diedi un'occhiata al foglio che mi
era stato offerto come mappa e c'era sopra il disegnino di una casetta che
sembrava quella della famiglia Addams. Aveva un look raccapricciante classico
delle storie macabre e potevi benissimo vederci Norman Bates viverci con la
madre mummificata.
-Allora, via tal dei tali...
E manco servì leggere la via: la
trovai!!
-Oh santa...
Non completo la frase perché tanto
non rende l'idea. Si trattava realmente di una casa Neo-Gotica di colore grigio
topo tenuta piuttosto male e con all'esterno un cartello che recava la scritta Entrate
a Vostro Rischio e Pericolo con accanto uno spaventapasseri che
assomigliava tantissimo a Jack Skellington. Accostai lasciando il motore acceso
perché sentivo una vocina interna che mi diceva “scappa!! Dattela a gambe!!!
Svignatela!!!”, ma io rispondevo “il senso del dovere me lo impedisce”, al che
la vocina controbatteva “ma che cacchio di senso del dovere!!! Qui ci rimettiamo
l'osso sacro!!!”. Scesi dall'auto e mi avvicinai lentamente e con cautela al
cancello che delimitava la proprietà e sentii una mezza dozzina di rumorini
simili a gatti, corvi, ratti e cornacchie che si radunano per ridere alle mie
spalle. Passai accanto allo spaventapasseri e questi sembrò seguirmi con lo
sguardo, una sensazione tanto angosciante che mi convinsi di aver sbagliato
indirizzo ed essere finito nella casa della strega anziché nel castello della
principessa. Purtroppo per me, il foglietto non lasciava dubbi: quella era la
mia destinazione. Salii le scalette del portico con le assi di legno che
scricchiolavano da far schifo e mi ritrovai davanti alla porta di legno
massiccio con una testa di drago in bronzo come picchiotto. Ero indeciso se
bussare oppure suonare il campanello, ma temevo che quest'ultimo potesse
emettere un grido di terrore o qualcosa di simile.
-Dove accidenti mi hanno mandato??
Bussai con il picchiotto e si sentì
un suono acuto che echeggiava all'interno come se la casa ululasse. Due secondi
e me la sarei data a gambe perché non era parte del mio contratto essere
sacrificato sull'altare di Bafometto.
-Uno... due... OK, nessuna risposta!
Svigniamocela!!
Stavo già alzando i tacchi che la
porta si aprì da sola e sembrò invitarmi ad entrare. Mannaggia a me che mi ero
ficcato in quel casino! La curiosità vinse la paura e decisi di sbirciare
all'interno per capire almeno chi fosse la Vampira della situazione che aveva
scelto di abitare in una residenza tanto lugubre. Mi addentrai un piccolopoco,
tolsi il Fedora in segno di rispetto e aspettai che arrivasse qualcuno, magari
Mefistofele o Lizzie Borden armata di ascia.
-Salve! Io sono Roger! Sono venuto
a...
SLLLLAAAAAMMMMMMMMM
Prima che potessi completare la
frase, la porta si richiuse da sola sbattendo con una violenza inaudita.
-Ma che c@xx0???????????????
Ve la censuro, ma questa
esclamazione rende bene l'idea!! Nuovamente, ero pronto a svignarmela e rimisi
in testa il cappello ripetendo solo un rosario e qualche invocazione in
Aramaico antico. Sfortunatamente per me, la porta non si apriva manco a
trapanarla, così l'angoscia s'impossessò di me e mi violentò con gusto.
-Maledizione!!! Potevo starmene a
casa oggi!!!!!
Intento a strusciare il pomello
cercando di sbloccare la serratura e tirando calci agli stipiti, sentii dei
passi dietro di me, un soffio gelido mi sfiorò il collo e quando mi girai
scoprii che erano venuti ad accogliermi.
-Lei chi sarebbe?? - disse una voce
sibillina.
Mi girai di scatto cacciando un urlo
da cantante Glam Metal che probabilmente era sopra di 2 ottave rispetto al mio
range vocale.
AAAAAAAAHHHHHHHHHH!!!!!!!!!!!!
-Insomma, chi è lei????
Fu così che rastrellai la conoscenza
della padrona di casa. Non una principessa, non una vampira, ma decisamente una
strega.
-La prego, non mi uccida!!! Non ero
io a voler venire qui!!! Mi hanno costretto con la forza!!!!
Chiusi gli occhi e aspettai di
essere sacrificato agli dei dell'oltretomba come un capretto vergine.
-Si calmi, non ho intenzione di
ucciderla, se questo è ciò che teme!
La sua voce suonava suadente e
rassicurante, le sue parole avrebbero placata un'anima in pena con quel lieve
sussurro sensuale. Ovviamente, tutto ciò non avrebbe mai funzionato con me e
continuai a cercare la fuga fino a che la donna mi prese per il braccio, mi
trascinò via con una forza sovrumana e mi costrinse a calmarmi!
-Sono abituata a reazioni come la
tua – disse – ora, respira piano e tranquillizzati. Non sto per sacrificarti a
nessun dio pagano o per arderti vivo dentro un uomo di vimini.
Tremavo ancora come un fottuto
idiota e mi vergognavo di me stesso. Più avanti, (magari) vi spiegherò
(ipoteticamente) perché avessi reagito tanto male e capirete che non sono così
codardo in realtà, va tutto contestualizzato. Rimane il fatto che la casa
faceva cacare sotto dalla paura (certamente)!!!
-Vieni a sederti. Ti porto un
bicchiere d'acqua.
La donna era un soggetto calmo e
placido come violante e non mostrava alcun segno di avversione nei miei
confronti, tanto da farmi accomodare su una poltrona in velluto rosso come se
fossi un ospite atteso. Mi guardai un po' attorno e cominciai a calmarmi, nel
frattempo lei parlava.
-Immagino che nessuno ti avesse
vagamente spiegato dove saresti dovuto recarti, vero? Chi sono, dove abito e
perché la mia casa è tanto lugubre.
-Miseriaccia, no!
-Non te ne faccio una colpa. Quando
chiedono a qualcuno di darmi un passaggio, di solito devono omettere la mia
biografia onde evitare che se la svignino a gambe levate.
La casa non era affatto arredata
male, ma si poteva toccare con mano un certo gusto per il dark. I dettagli
erano quasi tutti lavorati artigianalmente con una fattura invidiabile, un mix
di Art Nouveau e Gotico peculiare e che non passava inosservato. La mia mente
era sgombra da pensieri e rimanevo incantato da quello stile che
contraddistingueva il salotto, con dei tendaggi di colore rosso cremisi e del
mobilio in legno di faggio rifinito con un protettivo di colore marrone scuro
quasi nero. Vi erano candele sparse un po' ovunque ed alcune erano perfino
accese, però non vedevo teschi o altri ninnoli da satanista. In compenso, alle
pareti erano appesi 4 quadri di personaggi che sembravano usciti da un film di
Tim Burton, in particolare una donna che somigliava tantissimo alla mia ospite
e che faceva risorgere il dubbio circa la natura del soggetto.
-Eccoti l'acqua! - disse porgendomi
un bicchiere.
-Grazie!
-Come dicevo prima, quando qualcuno
deve offrirmi un passaggio, lo lasciano all'oscuro di tutto perché sennò scatta
il rifiuto. Tu, a quanto vedo, sei nuovo del posto o sbaglio?
-Sì... sono arrivato di recente.
-Da dove?
Avevo una serie di balle da manuale
che raccontavo per nascondere le mie vere origini e le usavo con cautela per
non contraddirmi.
-Molto lontano. Terre
Centro-Meridionali.
Mi fissava intensamente e sembrava
capire che non raccontavo la verità, ma la mia mente era vuota e solo le bugie
fluttuavano da un neurone all'altro.
-Dai l'impressione di venire ancora
più da lontano.
Glutai il bicchiere d'acqua e cercai
di deviare il soggetto presentandomi.
-Il mio nome è Hackett, Roger
Hackett.
-Molto piacere, Roger. Il mio nome è
Ligeia.
Accadde una cosa molto singolare in
quel momento. Dopo esserci presentati, cominciai a studiare le caratteristiche
della mia ospite e confrontarle con quelle del quadro, ma senza guardare
quest'ultimo. La donna aveva pressapoco la mia età, forse qualche anno in più,
il viso di un colorito molto chiaro (quasi cadaverico) incorniciato da dei
lunghi capelli corvini mossi con alcune ciocche ramate. Aveva due grandi occhi
color nocciola (per guardarmi meglio) e dei tratti somatici che richiamavano ad
una star del cinema muto che faticavo ad identificare in quel momento. I
lineamenti erano molto gentili e aggraziati, in particolar modo il mento che
metteva in risalto la magrezza. Inoltre, era vestita completamente di nero con
un abito a metà strada tra una dama vittoriana e una cavallerizza, con un
corpetto che le cingeva i fianchi e dei pantaloni attillati in tessuto opaco.
Ai piedi portava degli stivali in cuoio molto pesanti, eppure si muoveva con
una leggiadria da ballerina e nel globale richiamava molto la moda steampunk.
Confrontai dunque tutto quello che ho elencato con il dipinto che avevo
guardato poco prima ed elaborai un pensiero che tenni per me: e se fossero la
stessa persona? Al che, Ligeia intervenne senza che io proferissi verbo:

-No, non sono io la donna nel
dipinto se è quello che ti stai domandando. Quella è mia nonna materna e la
somiglianza è un semplice principio di genetica chiamato DNA.
-Ah...
Annuii senza nemmeno pensarci, poi
glutai l'ultimo sorso di acqua e posai il bicchiere sul tavolino di fronte a
noi.
-Dimmi, Roger: qual'è il nostro
piano di fuga?
-Fuga? Nessuno mi ha parlato di
fuga!
-Beh, tu devi portarmi nel luogo
sicuro designato. Con l'area che ancora pullula di agenti della multinazionale,
fuga è il termine più appropriato.
-Vada per la fuga. Comunque, mi
hanno solo detto di portarti al Flowerfield Hotel, che tra l'altro è dove abito
io al momento. Prevedono che venga giù un botto di neve, così dovresti essere
al sicuro lì. L'unica cosa è che...
-...che non ti hanno spiegato cosa
io abbia di tanto speciale.
Anticipava puntualmente le mie parole
e i miei pensieri, il che mi spiazzava arditamente. Ad ogni modo, mi ero
calmato e sentivo pronto per completare la missione. Paradossalmente, pur
essendo partito con l'idea di salvare la principessa, salvare una strega faceva
un effetto ancor più indescrivibile, così mi lasciai andare ad una confidenza:
-Sì, diciamo che nei miei programmi
quotidiani mi occupo della riparazione dei veicoli, ma ultimamente mi hanno
coinvolto in queste vicissitudini sempre senza informarmi in anticipo su chi
siano i soggetti partecipanti. Avremo modo di chiacchierare mentre siamo in
auto.
-Che vettura hai?
-Una Crosswagon.
-Scusami, non sono pratica. Intendo,
è un fuoristrada, un furgone, uno space shuttle...
-E' una station wagon. Perché?
-Ah, OK. Perché avrei volute
caricare alcune delle mie cose. Nulla di che, ma per me hanno un valore.
-Se si tratta di qualche borsa, si
può fare. Se si parla di un letto matrimoniale, magari no.
Si alzò dalla poltrona, corse nella
stanza accanto e ritornò indietro con uno scatolone chiuso.
-Di cosa si tratta?
-Temo di non potertelo dire, ma per
me è di estremo valore.
-Va bene. Quanto pesa?
-Un po', ma non eccessivamente.
-Solo questo?
-Altre 4 scatole uguali identiche.
Faceva la misteriosa e il
portabagagli di Q4 andava bene giusto per un paio di quelle.
-Temo che ne possiamo caricare solo
un paio per il momento.
-Hai detto di avere una station
wagon, no?
-Sì, ma il bagagliaio ha poco spazio
a causa del differenziale posteriore essendo a trazione integrale.
Mi guardò come se le stessi parlando
dell'Apollo 11 che discende sulla Base della Tranquillità. Seguì un silenzio
imbarazzante, poi riprese a parlare:
-Va bene, torniamo a prenderle
un'altra volta. Per piacere, aiutarmi a caricare questa.
La scatola che mi diede non era
eccessivamente voluminosa, ma parecchio pesante. Non occorreva una laurea per
capire che il contenuto dovessero essere dei libri perché solo questi
sviluppano un peso tale in uno spazio tanto ristretto. La Crosswagon era ancora
in moto e stava appestando l'aria come la ciminiera di una fabbrica di
sigarette che prendono fuoco tutte assieme. Mi affrettai a caricare e, come mi
girai, trovai la seconda scatola già posata accanto a me, ma nessuna traccia
della donna.
-Cavoli! Che silenziosa!
Caricai il tutto e chiusi il
portellone, poi salii a bordo e feci manovra per girarmi con il muso verso la
strada del ritorno. La strega apparve indossando un Fedora a tesa molto larga
ed un impermeabile di lana che le arrivava fino alle caviglie. Teneva in mano
una borsa che sembrava quella di Mary Poppins, si sedette dal lato passeggero e
diede un ultimo sguardo fuori del finestrino.
-Hai preso tutto? - le chiesi.
-Sì, tutto. Vai pure.
Cominciò il nostro viaggio di
ritorno e di certo non ero dispiaciuto di lasciarmi alle spalle quella dimora
degna di Amelia, la strega che ammalia. Come ripassai di fronte al cimitero, la
donna sfiorò il finestrino con le dita come se ci fosse un qualche legame
speciale con il posto, però non disse nulla ed evitò il mio sguardo. Il cielo
si era chiuso del tutto e in pochi minuti avrebbe cominciato a nevicare, così
decisi di schiacciare un po' sul gas per evitare di rimanere bloccati in una
tormenta con almeno diversi centimetri di bianco sull'asfalto.
Poteva dirsi sorprendente il fatto
che lei si fidasse tanto di me. Una persona che abita in un posto così remoto e
sperduto solitamente lo fa per allergia nei confronti delle interazioni con gli
esseri umani, quindi potersi fidare a salire in auto con un perfetto sconosciuto
senza nemmeno chiedere una prova della mia identità era alquanto bizzarro.
Potevo benissimo essere un agente della multinazionale che la portava verso il
rogo o anche un semplice psicopatico che aveva intenzioni poco raccomandabili.
Lei non pose nessuna domanda e rimase silenziosa come se ci conoscessimo da
secoli. Trovandomi in una posizione alquanto imbarazzante e non volendo
sollevare sospetti inutili, non dissi nulla ed evitai debitamente il discorso.
Lei corrispondeva esattamente alla persona che dovevo accompagnare e questo per
me era sufficiente, ma non si placò il dubbio.
Decisi pertanto di avviare una conversazione neutra da viaggio:
-Allora, dimmi Ligeia! Come mai
abiti in quel luogo tanto inaccessibile?
Il suo tono di voce era quieto e per
nulla alterato ed espose tutto con una pacatezza degna di una regina.
-Diciamo che ho difficoltà
d'interazione sociale. Necessito di molta tranquillità e un ambiente poco
frequentato. Per questo ho accettato di spostarmi al Flowerfield Hotel.
-Come mai difficoltà d'interazione
sociale?
-Se anche te lo spiegassi, non
capiresti. Penso che serva un po' di tempo perché tu comprenda.
-Va bene, non insisto.
Come dissi la mia frase, si sentì
subito in bisogno di chiarire.
-Ti prego, non fraintendermi! Si tratta
davvero di un argomento complesso e non vorrei che ti facessi un'idea sbagliata
se te lo spiegassi male.
-Non preoccuparti. Faccio il
meccanico e sono abituato ad avere tatto nelle mie interazioni.
-Lo so.
La sua affermazione mi stupii, così
feci un'espressione strana senza dire nulla. Lei aggiunse una nota di
chiarimento captando il mio scetticismo.
-Lo so perché si vede che ci sai
fare. Voglio dire, sei il primo che non sviene dentro casa mia pensando che sto
per sacrificarlo o qualcosa di simile.
-Il primo?
-Sì, capita quasi regolarmente.
Scelgono sempre i più sprovveduti per portarmi da una parte all'altra perché
chi mi conosce anche solo di nome si rifiuta.
-Sei tanto famosa??
E questa mia frase suscitò una
risata che suonò quasi malefica. Le diedi uno sguardo e vidi un luccichio di
furbizia nei suoi occhi castani, con il sorriso che pareva quello di una
fattucchiera delle leggende medievali.
-Ah ah ah ah ah, si vede che vieni
da molto lontano!! Non hai mai nemmeno sentito parlare di me!! Ah ah ah ah ah!!
Come percorrevo la strada ed ero
ormai prossimo ad uscire dai boschi che ci circondavano, schiacciai un po' sul
gas e decisi di improvvisarmi pilota di rally. Non si parla di velocità
inammissibili, ma quando il sentiero è tanto stretto, basta un nonnulla per
combinare un disastro. Ero sulle 25 miglia orarie e mi fidavo che non avrei
incrociati altri veicoli. D'improvviso, sentii la mano di Ligeia che mi
afferrava il braccio e la vidi puntare il dito contro il parabrezza.
-FRENAAAAAA!!!!!
Colto dal panico, schiacciai sul
pedale e l'ABS entrò in funzione arrestando il veicolo in uno spazio
accettabile. Questo non mi evitò di sentire un principio di attacco cardiaco
che mi spinse a reagire molto male contro di lei:
-Ma sei deficiente????????
Non era tanto il gridare, quanto
l'avermi afferrato il braccio. Era qualcosa da non fare mai ad un guidatore e
lei aveva rischiato di farci finire giù da una scarpata con quel gesto
inconsulto.
-Non farlo mai più!!!! Mai più!!!!!
- la ammonii.
Lei non mi ascoltava e continuava a
guardare con terrore fuori dell'abitacolo come se stesse aspettando che
arrivasse qualcosa o qualcuno. Attorno a noi c'erano solo boschi e io non
seguivo la sua logica, incacchiato come una bestia e già incline ad odiarla, il
modo peggiore per iniziare il viaggio.
-Cosa c'è?? - le chiesi.
Lei fissava un punto preciso e
m'invitava a fare lo stesso. Non capivo e la cosa m'innervosiva, una sensazione
decisamente poco piacevole.
Come mi girai di nuovo, a pochissimi
metri da noi, saltarono in mezzo alla corsia tre cerbiatti ed un cervo più
grande che occuparono tutto lo spazio transitabile. Rimasi impietrito e le
pupille mi si dilatarono dallo stupore. Se non avessi frenato, li avrei
centrati tutti quanti e mi avrebbero devastata la vettura. Ligeia mi mollò il
braccio e rimase a fissare uno dei cerbiatti che si stava avvicinando al
finestrino. Avrei giurato che stessero comunicando perché l'animale ingaggiava
un diretto contatto oculare che mi strabiliava. Passato il momento, la ragazza
mi fece segno di proseguire, così riprendemmo la marcia con la corsia adesso
sgombra. Seguirono almeno 3 minuti di silenzio, poi decisi di azzardarmi e
porle una domanda.
-Cosa cavolo è successo??
Il suo sguardo era sereno e
rilassato, eppure quanto avevamo vissuto era degno di un attacco apoplettico.
Mi rispose con tono semi ironico ed io dovetti accettare le sue parole come
valide fino a contrordine.
-Mandano sempre i più sprovveduti,
ma tu sei quello che se la sta cavando meglio.
-Se lo dici tu. Comunque, scusami
per averti data della deficiente. Ero molto...
-Non scusarti, mi hanno detto anche
di peggio! Tu a confronto sei stato un cavaliere!
-Continuo a non capire cosa...
-Rilassati perché tanto non capirai
ancora per un bel po'!
Si chiuse in un mutismo totale che
durò fino a che imboccammo la statale che riportava verso Darkingshore. Il sole
stava ormai calando e cominciò a fioccare, per fortuna senza attecchire a bassa
quota, ma andando verso l'albergo sarebbe stato un macello. Le possibilità che
rimanessimo bloccati sotto svariati metri di neve sarebbero aumentate una volta
superati gli 800 metri di quota e l'Hotel si trovava a 1108. Dovevo prendere in
mano la situazione ed avviare una conversazione soddisfacente che mi permettesse
di risolvere l'arcano prima che imboccassimo il sentiero di Monte Detmerring.
Sorprendentemente, lei mi precedette proprio un millisecondo prima che
pronunciassi i miei pensieri.
-So che detesti già questo incarico
e hai tutte le ragioni per farlo. Prometto che non ti creerò problemi. Mi
prenderò una stanzetta tutta per me e non ti disturberò nemmeno per sbaglio.
L'obbligo di scusarmi divenne
incontenibile.
-Rinnovo le mie scuse per la
sfuriata di prima. Non voglio farti sentire a disagio o un fardello scomodo.
-Non hai motivo di scusarti. Come
ogni altro sprovveduto, ti hanno selezionato bene. Anzi, mi sorprende che tu
non mi abbia mollata in mezzo alla strada come hanno fatto altri.
-Non lo farei mai. Vorrei solo
capire!
Rise di nuovo, poi il suo tono
cambiò e divenne severo e senza sentimento.
-Se tu potessi capire, ti renderei
parte di tutto quanto anche adesso, ma l'intelletto umano ha dei limiti che
sono ardui da valicare.
-Cosa significa? Questo mistero,
questa segretezza!!
-Saprò quand'è il momento opportuno
per dirtelo, ma fino a quel momento, ti supplico di non insistere. Renderà
tutto più difficile.
-OK, non farò domande, ma abbiamo
ancora parecchie miglia davanti e io almeno voglio sapere chi ho in auto!
E come pronunciai quella frase,
spalancò gli occhi e fece un sospiro di terrore che nemmeno l'apparizione di un
fantasma causerebbe. Si aggrappò al poggia-braccio, portò la mano sinistra alla
fronte e cominciò a respirare affannosamente. Sembrava quasi una risposta al
mio quesito, pur non essendo quello che speravo. Avrei detto un personaggio
singolare e bizzarro, ma ora mi veniva il sospetto che soffrisse di qualche
serio disturbo psichico che sfociava in crisi paranoiche o addirittura
schizofreniche. Per quanto timoroso, decisi di accostarmi e darle una mano.
-Ligeia, stai bene? Cosa ti sta
accadendo??
-Sono qui!! Sono qui!!
-Chi??
-Gli agenti della DCE!!!
-Ma è impossibile!! Siamo nel mezzo
del nulla!! Potremmo beccarli magari in un centro abitato, ma non qui sulla provinciale!
-Non fermarti!! Riparti subito!!
Sono a meno di un miglio da noi!!
Quelle sue farneticazioni mi
costringevano a prendere provvedimenti e stavolta mi arrabbiai davvero. Le
slacciai la cintura, reclinai un poco il sedile e feci in modo che respirasse
bene.
-Cosa stai facendo???? Partiii!!!!
-Tu non stai bene!! Hai bisogno di
riposo!!
-Ti prego, Roger!! Fidati di me!!
-Stai delirando, te ne rendi
conto??? Paranoia, schizofrenia, non so che accidenti tu abbia, ma qualcosa non
va!! Ci conosciamo da meno di 3 ore e già mi stai facendo impazzire come se
fossimo in viaggio da una settimana!! Ora capisco perché hanno mandato me!!
Mi afferrò entrambe le mani
disperata e mi fissò dritto nei fari come se volesse entrare nel mio
planetario. Scorse un brivido di terrore nel mio costato che sembrò
paralizzarmi, poi bisbigliò delle parole che aggravarono ulteriormente la
situazione:
-Meno di mezzo miglio!! Tra poco ci
saranno addosso!!
Fu così che apparvero delle luci
abbaglianti dalla distanza e che erano innegabilmente comparse dal nulla. Che
io accettassi la sua versione dei fatti o che la credessi una pazza drogata, il
rischio che quella fosse davvero un'auto nemica era troppo elevato perché io
potessi ignorarlo. Conoscevo bene i modelli di autopattuglia utilizzati dalla
Matherley Company e serviva poco per identificarli, ma era troppo buio per
capire che veicolo fosse. La guardai dritta negli occhi e lei decifrò le mie
intenzioni con una semplicità disarmante.
-Chi sei tu?? - le chiesi.
Innestai la marcia, sgommai in
fretta e furia slittando sul terreno umidiccio a causa della neve sciolta e
cercai di allontanarmi dal pericolo imminente che comportava quella vettura in
avvicinamento. Ci trovavamo sulla vecchia provinciale che è regolamentata da
una serie di incroci a rotatoria che separano le opzioni di svolta. Mi trovai a
dover scegliere cosa fare ad ogni singola rotonda, quasi sempre affidandomi
all'istinto. Proseguimmo nella strada inferiore dove era meno probabile che
attecchisse la neve, ma questo mi fece notare che l'altra vettura guadagnava
terreno grazie alla potenza del motore. Sospettavo che si trattasse di una
W211, modello prediletto per le sue altissime prestazioni, ma svantaggiato
sulla neve a causa della trazione posteriore. Mentre io ero avvantaggiato in
condizioni estreme, ero un po' debilitato su rettilineo, così occorsero pochi
minuti prima che mi ritrovassi i fari proprio attaccati alle chiappe della
Crosswagon.
-Chi sono?? - chiesi a Ligeia.
-Sono agenti della DCE, il
Dipartimento per il Controllo delle Emozioni!!
-Non è possibile che tu lo sappia
senza che sia d'accordo con loro!! Nessuno ci seguiva, nessuno ci aveva visti
in montagna!!
-E' inutile arrovellarsi!! Ora sono
qui e dobbiamo fare qualcosa!!
-Tu cosa consigli??
Q4 era ancora sconosciuta ai più e
non aveva di certo una foto segnaletica già diramata tra quei farabutti. Se ci
avevano presi di mira, non era per il modello, ma per puro sport. La loro
tattica era simile a quella dei predatori: studiavano la vittima, la seguivano
un po', si affiancavano e poi sferravano il loro colpo quando meno ce lo si
aspettava. Era più una strategia per far sapere che erano presenti, alle volte
senza ricorrere ad armi o violenza. Un guidatore sprovveduto tornava a casa e
raccontava a tutti di essere stato tallonato, così scoppiava il panico. Solo
nel territorio di Darkingshore non si azzardavano ad entrare per alcune storie
dell'orrore che vi racconterò a parte. Se fossimo entrati in città, ci
avrebbero lasciati perdere, un po' come gli uomini dello Sceriffo di Nottingham
non avrebbero seguiti Robin Hood e i suoi compari nella foresta di Sherwood.
Cominciarono a lampeggiare gli
abbaglianti e farmi segno di accostare, e temetti sinceramente che se non
avessimo raggiunta la città in tempo, avremmo avuto molto da temere per la
nostra incolumità. Ormai non rimanevano dubbi circa la loro identità: erano
agenti della DCE.
-Maledizione!!
Stavo oltrepassando le 120 miglia
orarie sui rettilinei ed era il massimo che riuscissi a raggiungere di velocità
tra una rotonda e l'altra, dove ero costretto a scendere sotto le 40 miglia
orarie. La passeggera non era minimamente intimorita dal folle inseguimento che
avevamo ingaggiato e pareva angustiata da un tormento interiore che non voleva
rivelarmi. Passammo l'ultima rotatoria utile per risalire verso Darkingshore e
cacchiolina, la mancai perché mi bloccarono il passaggio affiancandosi!!!
-Porca miseria!! Quella era l'ultima
uscita buona!!
Si prospettava un terribile finale
per il nostro inseguimento perché a poche miglia da noi s'imboccava solo
l'autostrada dove Q4 era in netto svantaggio rispetto ad una W211. La tensione
salì fino a vertici critici e dovetti consultarmi con la strega un'ultima volta
prima di prendere una decisione drammatica:
-OK Ligeia, siamo alla fine della
provinciale! Sull'autostrada, siamo fottuti perché non abbiamo abbastanza
slancio per sfuggire ad una vettura da corsa a trazione posteriore come i
nostri avversari. Se hai una proposta da fare, parla ora o taci per sempre!
La donna si mise le mani tra i
capelli e pianse. L'inseguimento era durato poco più di 3 minuti ed eravamo
ormai esasperati entrambi, perciò nulla avrebbe potuto abbattermi a quel punto.
Guardai di fronte a me e adocchiai la rotatoria finale prima della rampa per
l'autostrada. Saremmo finiti in trappola come topini che scappano da un
giaguaro e Q4 era predisposta per le fughe in montagna, non quelle su
rettilinei asfaltati che si estendevano per 30 e passa miglia. Fu così che,
abbattuto dai potenziali sviluppi, guardai dritto davanti a me, tenni saldo il
volante e mi preparai a farmi tallonare in autostrada fino a morte sicura.
-Troppo tardi! Non abbiamo più
scelta! - esclamai.
Ligeia cambiò espressione, sembrò
completamente rilassata e poi chiuse gli occhi stringendo entrambe le mani
contro i lati del sedile.
-Avrei voluto evitarlo, ma...
Senza concludere la frase, alzò la
testa verso l'alto e aprì gli occhi di scatto. Io ero pronto a sterzare ed ecco
che vidi di sfuggita nello specchietto retrovisore l'auto inseguitrice che
scompariva come per magia. Davvero, non ci credereste! Una specie di PUUFF,
parimpampum, eccomi qua e quell'ammasso di lamiere di 2 tonnellate scomparve
dalla visuale come se non fosse mai esistita. Letteralmente cancellata dalla scena
come si usa una gomma su di un foglio.
-Cosa diavolo...???????
Inchiodai di lampobotto prima
d'imboccare la rotatoria, guardai ovunque e niente: la W211 si era
volatilizzata come rapita dagli UFO. Ligeia mi afferrò il braccio e vidi che
era come in uno stato di trance con gli occhi chiusi e le pupille roteate.
-Ligeia!!! Stai bene?? Ti prego,
rispondi!!!
Fece uno scatto con la testa come se
fosse in apnea e cercasse di riprendere fiato, spalancò le palpebre e mi
strinse il braccio tanto forte da farmi male. Fu a quel punto che accadde
l'inverosimile.
SCRAAAAAAASSSSSSSHHHHHHHHHHH
-SANTO CIELO!!!!!!
E fu proprio dal cielo che piovve a
terra la vettura nemica, caduta dall'alto come un meteorite che si schianta al
suolo. L'impatto fu devastante e si sfracellò in 1000 pezzi, nessun superstite
a bordo. La mia compagna di viaggio dava l'impressione di soffocare e io cercai
di aiutarla a respirare nonostante lo shock di quanto accaduto. Trascorsi meno
di 20 secondi, la donna perse i sensi come se avesse bruciate tutte le energie
e non fu più capace di rispondere.
-Ligeia!! Ti prego, non morire!!! Mi
hanno chiesto di venirti a soccorrere, non posso farti arrivare priva di vita!!
Senza esitare, feci retromarcia e
roteai l'auto di 180 gradi defilandomi ad altissima velocità verso il centro
cittadino, finalmente libero dalla minaccia di un'auto inseguitrice. Percorsi
la salita come stessi gareggiando per il podio in un rally e rovinai tutti e 4
gli pneumatici con una serie di sterzate e controsterzate troppo ardite perfino
per Q4. Passammo davanti alla Darkingshore Hall e non avevo altro scopo
all'infuori del portare la mia compagna di sventura alla clinica più vicina.
Incrociai giusto un paio di auto e dovetti tenere gli occhi ben aperti per non
causare incidenti, anche a causa della neve che cominciava ad attecchire. La
sola idea che la persona che mi era stata affidata morisse sotto la mia
custodia mi terrorizzava anche più della pattuglia della DCE e venivo colto da
un attacco di asma che mi rendeva poco lucido mentre saliva la pressione
arteriosa.
Poi, a meno di un miglio
dall'ambulatorio, sentii una sensazione di serenità prendere gradualmente
possesso di me e far decelerare ogni pulsazione anomala. Spiegarvelo a parole,
care lettrici e cari lettori, necessiterebbe di un paragone a voi familiare.
Pensate al sollievo di una tisana calmante accompagnata da una pesante dose di
tranquillanti, però senza alcun effetto collaterale e con un retrogusto
piacevole e quasi sensuale. Le mani sembravano sfiorare il volante e i piedi
fluttuavano sui pedali, mentre ogni cosa attorno s'illuminava di una luce
evanescente. O stavo vivendo un'esperienza extracorporea istantanea, oppure
stavo facendomi un bel trippone di LSD con i Jefferson Airplane e i Pink Floyd
assieme.
Ligeia si risvegliò e mi chiese di rallentare:
-Fermati, amico mio.
Accostai prontamente e mi accertai
delle sue condizioni. Fu così che notai la sua mano che stringeva il mio
avambraccio, un contatto del quale la percezione era arcanamente assente. Con gli
occhi chiusi, mi fece una piccola richiesta e sentii che non potevo esitare ad
eseguirla:
-Portami all'Hotel... sono molto
stanca.
Quel qualcosa che già prima stavo
provando ad un livello decisamente più ridotto crebbe d'intensità fino a
divenire un nirvana di emozioni ed una pace cosmica senza fine. La sua mano
emanava un'energia benefica che riduceva il peso della vita stessa e la rendeva
quasi un'esperienza mistica. Le mie pulsazioni scesero fino a che il cuore
stesso entrò in un riposo anomalo pur continuando a pompare sangue normalmente.
Smisi definitivamente di agitarmi e mi sentii come in un sogno.
-Cosa mi sta... succedendo?
La strega rispose. La sua voce non
era quella di una fattucchiera o di un'arcana incantatrice: era un Angelo dalle
ali di velluto che mi stringeva nel suo abbraccio celestiale.
-E' il mio segreto... non puoi
ancora capire, ma posso fartelo provare.
Una luce soffusa illuminava la mia
mente come se si stessero aprendo le porte della percezione. Vidi cose che il
raziocinio fatica ad accettare e tutte erano di una semplicità disarmante,
quasi come se fossero parte intrinseca di me e le stessi solo riscoprendo.
Compii ogni azione seguente nella maniera più corretta, ma 10 volte più
leggiadro al pari di un'esperienza extracorporea. Il mio spirito si divincolò
dai fardelli materiali e ripresi a guidare senza darmi preoccupazione di nulla.
Arrivammo all'Hotel senza che ricordassi un singolo metro del tragitto, assente
nel fisico, ma presente in una condizione eterea trascendentale. Se anche
provassi a raccontarvi quei minuti, fallirei miseramente, pertanto credo che un
saggio epilogo valga più delle mie farneticazioni. Fu Ligeia stessa ad offrirmi
risposte definitive e ve le riporterò con precisione ed accuratezza.
Epilogo
Raccontarvi questa fiaba tocca il
mio cuore nel profondo perché è tutt'oggi un ricordo tanto speciale che vorrei
poterlo trasporre in un film e rendergli giustizia. Davanti ad un caldo
focolare con la neve che cominciava a fioccare incessante, le parole di Ligeia
furono capaci con molta più precisione d'illuminarmi in merito ad ogni
stranezza di quella giornata. Sì, uso proprio il termine stranezza perché se si
trattasse solo di quegli ultimi minuti di viaggio potrei anche accontentarmi di
etichettarli come paranormali e sarebbe corretto, ma si accumulavano tanti
minuscoli frammenti di giornata che m'introducevano per la prima volta in un
universo sganciato dai limiti umani. C'era un portento che solo la mia nuova
amica poteva espormi con piena consapevolezza. Sorseggiando una fumante tazza
di thé e accoccolata in una coperta di lana, Ligeia mi rese parte della sua
vita infrangendo una regola che si era auto-imposta da anni.
-Mio caro Roger, sono strabiliata
all'idea che tu non sia scappato. Sei diverso da tutti gli altri e sto ancora
aspettando di capire il perché, ma lo farò a breve.
-Sono un libro aperto per te, vai
tranquilla.
Sorrise e posò le labbra sulla tazza
in porcellana lucida provando un piacere immenso che la fece splendere come una
stella della sera.
-C'è un motivo per il quale io
abitavo in quella casa sperduta e ancor meglio uno per il quale non volevo
allontanarmene. Possiedo delle facoltà uniche, qualcosa che la scienza non sa
spiegare e che rasenta il paranormale, tanto che io stessa sono dovuta venire a
termini con essa. Mi hanno visitata dottori e scienziati di ogni branca del
sapere e nessuno ha saputa identificare la mia condizione, eppure fin da
piccola sapevo di essere diversa. C'è chi la chiama telecinesi, chi la chiama
telepatia, chi ancora raduna il tutto sotto la dicitura “facoltà psichiche
extrasensoriali”. Ci hanno fatti film a riguardo e scritti libri senza che mai
nessuno riuscisse a dimostrare se fosse reale o meno. Ebbene: io sono reale!
Affascinato dalla sua narrazione, le
concedevo di fare lunghe pause per riguadagnare le forze che aveva consumate
fino quasi a venire meno. Il thé era accompagnato da dei biscotti integrali e
avremmo gustata una lauta cena dopo che il suo livello di zuccheri si fosse
assestato.
-Sono nata nel Mondo Civilizzato. I
miei genitori erano persone comuni senza alcuna aspirazione nella vita, salvo
accumulare danaro. La nostra casa era un attico di grattacielo ammobiliato di
tutto punto dove non mancava nulla, dalla televisione al plasma fino alla vasca
idromassaggio. Il lusso era un modo per vantarsi agli occhi degli altri ed
ostentare benessere e felicità, ma quella bambina dai capelli scuri che ero io
già da piccola riusciva a leggere dentro di loro. Quella facciata che loro
avevano creata serviva solo da paravento per la realtà di un'esistenza vuota e
priva di stimoli, con mia madre che nascondeva la sua depressione debilitante
postando selfie sui social network per non finire in un centro di rieducazione
e mio padre che si spaccava la schiena dalla mattina alla sera odiando ogni
singolo essere umano che incrociava. Si viveva di apparenze e gli ingranaggi
ruotavano magistralmente in un meccanismo oliato ad arte. C'era un solo
imprevisto: la bambina dai capelli scuri.
I suoi occhi castani scintillavano
grazie alle fiamme del focolare e riusciva ad ipnotizzare l'ascoltatore solo
con un bisbiglio. Sorseggiò l'ultimo goccio di thé e poggiò la tazza vuota sul
tavolino davanti a lei rannicchiandosi sulla morbida poltrona.
-Sapevo di essere speciale. A scuola
prendevo sempre i voti migliori perché leggevo nella mente degli insegnanti per
sapere le risposte corrette e a 12 anni ero già talentuosa come una studentessa
universitaria, così cominciarono a sospettare che ci fosse qualcosa di
peculiare in me. I miei genitori se ne fregavano e io conoscevo ogni loro
segreto per tenerli sotto scacco, in particolare mio padre che giocava a fare
il genitore modello mentre se la intendeva con le colleghe d'ufficio e le
nostre vicine di casa. Era facile farla franca per lui perché il suo incarico
di rilievo copriva tutto ed era abbastanza ricco per pagarsi il silenzio dei
sottoposti. Mia madre subiva tutto senza dire nulla perché era vincolata da
legami contrattuali. Il matrimonio era quel foglio scritto che determinava che
lei doveva sottostare al marito senza mormorare, visto che lui portava lo
stipendio a casa e le era imposto di esserne grata. Io la odiavo per quello,
sempre remissiva e apatica come una bambola, soffocando i suoi dispiaceri con
il make-up e i selfie su internet. Più iLike riceveva, meglio funzionava
l'effetto anti-dolorifico. Fu così che io mi tradii.
Il fuoco nel camino era quasi sul
punto di spegnersi quando si ravvivò di sua iniziativa. In qualche modo, come
lei si stava emozionando rievocando quei ricordi, così le fiamme si elevavano
più alte. Magia?
-Un giorno le rivelai di tutte le
porcate di mio padre e lei mi chiese come facessi a saperlo. Ne scaturì una
diatriba nella quale io divenni colpevole al posto del reale responsabile e si
scatenò l'inferno dentro casa. Sapevo di poter leggere nei pensieri delle
persone, ma c'era qualcosa che ancora non sapevo di poter fare: usare la mente
per scatenare delle strane forze attorno a me. Mentre litigavamo, persi le
staffe e saltò in aria il maledetto televisore al plasma. BOOM, un boato che
echeggiò per tutto l'edificio e mia madre terrorizzata che mi additò come una
strega. Mio padre corse a casa e la sua unica disperazione era che non potesse
più guardare le partite di calcio sul maxi schermo, così vai una seconda
scarica telecinetica da parte mia, gli feci esplodere anche l'impianto di aria
condizionata. Provarono a bloccarmi, ma senza successo. Quando si avvicinavano
a me, li scaraventavo via come fuscelli e non ero consapevole del perché. Non
mi era mai successo prima! Purtroppo, ne conseguì che persi tutte le energie e
svenni nel giro di pochi minuti. Pare che usare molto il cervello sia quasi più
faticoso che andare in palestra, forse per questo molti evitano di farlo.
Ridacchiò e io l'assecondai, un po'
per timore, un po' per divertimento. Poi entrò nel vivo della parte drammatica
e le risate cessarono per sempre.
-Mi risvegliai due giorni dopo
legata ad un lettino d'ospedale. Era arrivato il Dipartimento per il Controllo
delle Emozioni e mi avevano internata in un centro di rieducazione. Non
sapevano come etichettarmi perché non esisteva nessun caso come il mio e i
luminari della Matherley Company si arrovellavano il gulliver cercando
risposte. Nel frattempo, mi tenevano legata a quel lettino sotto sedativi, così
che non avessi mai sufficienti energie per ribellarmi e far saltare in aria
tutto quel maledetto posto. Alla fine trovarono una definizione per me: strega!
Solitamente, la usavano per quelle povere donne sessualmente iperattive che loro
cercavano di placare in ogni modo, visto che il regime non permetteva che donne
o uomini fossero troppo ossessionati dal sesso. Fecero un'eccezione per me
etichettandomi come “La Strega” per antonomasia e costruirono una stanza
apposita dove rinchiudermi. Per quanto non potessi usare i miei poteri
telecinetici, quelli telepatici funzionavano benissimo. Cominciai a sentire i
pensieri delle persone più forti di prima e venni sommersa da un diluvio di
emozioni assolutamente incontrollabili. Era un'ipersensorialità insopportabile,
qualcosa che mi faceva sbarellare! Più mi sedavano, più captavo i pensieri di
tutto il Mondo Civilizzato e vedevo quanto l'ipocrisia di quella società
fasulla stesse distruggendo tutto. Sentii d'impazzire e compresi che non potevo
più vivere circondata da altre persone, soprattutto quei manichini ipocriti e
finto perbenisti. Le loro menzogne erano vomitevoli, sorrisi plasticosi e
parole vuote dette solo per imbonirsi gli emissari del regime. Se mai fossi
riuscita a liberarmi da quella gabbia, non avrei esitato un secondo a
svignarmela da quella società maledetta!
-Per questo vivevi in montagna,
giusto?
-Sì, proprio per questo!
-E come ti liberasti?
-Qui viene la parte interessante ed
avventurosa, quella che ha cambiati tutti gli eventi, non solo miei. C'erano
moltissime persone ormai stanche di vivere in quella realtà artificiale e
queste contrabbandavano emozioni come si contrabbanderebbero alcool o opere
d'arte. Li chiamavano “trafficanti di emozioni” e sarebbero poi evoluti nei
moderni emotion seeker. Ebbene, questi stavano cercando un modo per attaccare
in maniera efficace il regime e creare una breccia nel muro di cinta che
separava dai territori selvaggi ed inesplorati della Terra di Non Dove. Molti
vennero catturati e internati nei centri di rieducazione, altri uccisi sul
posto facendo scomparire ogni traccia della loro esistenza. Io conoscevo ogni
segreto della multinazionale, ogni loro porcata mi entrava nel cervello senza
che io potessi obiettare. Quanta sofferenza e quanto dolore si celavano dietro
quei sorrisi falsi e quella felicità fittizia nella quale tutti si rifugiavano,
dai miei genitori fino ai massimi dirigenti della compagnia. Facevano ribrezzo
e io stessa stavo per scoppiare fino a che uno degli infermieri della mia
prigione s'invaghì di me. Era un reato serio invaghirsi di una persona indegna
ed immorale come me, una prigioniera destinata al rogo come nell'inquisizione
medievale. Lui cominciò a ridurmi i sedativi, a passarmi del cibo di nascosto e
nel giro di poco tempo guadagnai abbastanza forze da riprendere controllo di me
stessa. Quel diluvio di emozioni era insopportabile e si era tramutato in una
rabbia indescrivibile, ma volevo un mondo di bene a quell'infermiere che tanto
aveva rischiato per me. Così, decisa a vendicarmi nel modo più efficace,
anziché far saltare in aria tutta la prigione, feci qualcosa di ancora
peggiore, qualcosa di cui tutti parlano nelle leggende adesso: mandai a trote
l'intero sistema con un blackout epocale!
Quella sezione del racconto mi
sbalordì. Il famoso blackout era l'evento determinante che aveva scatenata ogni
cosa e mi era stato menzionato parecchie volte, quindi scoprire che lei ne
fosse la responsabile mi lasciò senza parole.
-Davvero... tu???
Lei ne andava fiera e lo si leggeva
negli occhi come un distintivo d'eccellenza!
-Fui proprio io! Ero tanto satura di
quest'energia inspiegabile che essa si scaricò con furia infernale contro la
centralina principale del regime e tutto impazzì. Ciò che ne conseguì lo
conosci: gli emotion seeker riuscirono a scappare dal Mondo Civilizzato e
tornarono a popolare la Terra di Non Dove. Io portai via con me il bravissimo
infermiere e scomparii per sempre dai radar senza mai più farmi rivedere. Per
me era impossibile rimanere vicina ai fuggitivi perché le loro emozioni erano
troppo intense, ma mi assicurai che ne potessero scappare quanti più ne
potevano.
-E cosa successe dopo??
-Vagabondai da una parte all'altra
senza trovare una ragione valida per rimanere su questo pianeta. Contemplai di
suicidarmi perché detestavo il mio status di essere sovrannaturale. Non saprei
dire se qualcuno possa pienamente comprendere cosa significhi vivere questa mia
condizione psichica, per questo devo aspettare a rivelarla come ho fatto con
te. Porta con se un dolore incommensurabile e costringe ad una solitudine
forzata che non può essere alleviata. Feci alcuni tentativi di togliermi la
vita, ma questi miei poteri attivarono un meccanismo di sopravvivenza che
m'impediva di finalizzare. Provavo a premere il grilletto e il cane della
pistola non scattava. Tentavo d'impiccarmi e la corda si sgretolava. Alla fine,
mi rifugiai nella casa dei miei nonni a Borgo Lugosi e decisi di usare i miei
poteri per coltivare un piccolo orticello e ristrutturare la proprietà. Sono
trascorsi 10 anni e oggi sono alla soglia dei 40 senza prospettive o ambizioni,
salvo lasciare qualche memoria scritta.
-Gli scatoloni che mi hai chiesti di
caricare, giusto?
Rimase sbalordita dal mio intuito
holmesiano e si complimentò:
-Bravo il meccanico!
-Dimmi: se hai questi poteri, non
hai mai pensato di usarli per combattere la Matherley Company e aiutare ancora
gli emotion seeker?
-Mi sono accontentata di aver
arrecato danno a quel maledetto sistema abbastanza a lungo per rendere i ribelli
più forti. Solo il mio amico infermiere conosceva la verità e la raccontò a
pochi fidati. Questi pochi sono coloro che occasionalmente chiedono di nuovo i
miei servigi e ho quasi sempre rifiutato, salvo debite eccezioni. Purtroppo,
mio caro Roger, devi sapere che io sono molto più pericolosa di quanto appaio e
forse anche tu dovrai allontanarti presto da me.
-Lo decideremo strada facendo. Al
momento attuale, ho ben altro di cui preoccuparmi e tra le priorità...
-Lo hai già fatto, vero? Intendo,
prenderti cura di qualche disgraziata come me?
-Non posso nasconderti nulla, vero?
Comunque, sì, è successo, e per quanto sia stato doloroso affrontare una
situazione drammatica, lo rifarei un milione di volte. Per questo ti chiedo:
cosa ti ha spinta ad accettare di seguirmi questa volta? Sei forse a conoscenza
di qualche segreto che noi ignoriamo?
-Qualcosa è cambiato e sento che
devo tornare in azione un'ultima volta ed usare i miei poteri a fin di bene. Ci
sono forze ancora più oscure che tramano nell'ombra. Pare che la violenza non raggiunga
l’obiettivo, così la Matherley Company sta studiando un sistema per trasformare
la Terra di Non Dove in un satellite del Mondo Civilizzato. Si stanno
infiltrando tra di noi e, ahimè, io sono l'unica che sappia smascherare la
finta bontà.
Socchiuse gli occhi e sospirò come
se la stanchezza stesse prendendo il sopravvento. Poi, con un movimento
repentino, si alzò e si avvicinò al fuoco, con le fiamme che scintillarono
selvaggiamente. Rimasi fermo e la sua figura che fedelmente ricalcava quella di
una strega ipnotizzò le fiamme facendole danzare al suo cospetto.
-Gli emotion seeker hanno bisogno di
me. Quell'ondata di emozioni che loro emanano mi travolge perché ha un effetto
benefico, essendo loro genuine e reali. Rabbia, angoscia, disperazione, ma
anche gioia, amore, entusiasmo: tutte quante sono autentiche e riesco a
sopportarle. Nessuno di loro è perfetto, hanno probabilmente più difetti della
maggior parte degli esseri umani nella storia, ma sono onesti nel loro desiderio
di far risorgere la Terra di Non Dove. Inoltre, sono capaci di amare
sinceramente e senza compromessi, qualcosa di sconosciuto nel Mondo
Civilizzato. Accetto di riavvicinarmi a loro ed unirmi alla loro causa,
ovviamente dettando delle condizioni molto specifiche. Rimango pur sempre una
strega!
Come terminò di raccontarmi la sua
storia, ebbi un pensiero che durò meno di un secondo. La mia carissima amica
Ligeia non poteva mancare di captarlo ed io lasciai che lei lo leggesse, il
tutto senza vergognarmi o cercare di nascondermi. Rimase focalizzata su di me e
io feci un ghigno che voleva dire tutto e niente al tempo stesso.
-Roger... ho captato un...
Dovevo farmi coraggio e rivelarle il
mio segreto, tanto primo o poi lo avrebbe scoperto. Quel pensiero fu
un'immagine molto sfocata dell'anno 1995, un ricordo da bambino che era emerso
in un flashback di pochi giorni prima. Lei vide tutto e non potei trattenerla
dall'entrare nella mia mente.
-Stai cercando di comunicarmi
qualcosa? - mi chiese.
-Anch'io ho un segreto ai limiti del
paranormale e te ne renderò partecipe.
Le parole non servivano e lei fece
un giro nella mia mente veloce come un lampo. Rimase spiazzata quasi più di me
e non si tirò indietro dall'esporlo:
-Tu vieni davvero da molto lontano!
-Più di quanto immagini!
-Ecco perché non ti sei tirato
indietro da questa missione! Perché anche tu hai qualcosa di singolare che ti
rende unico ed incompreso.
-Non mi sento unico e tanto meno
incompreso, però sono decisamente singolare. Sono nato nel 1985 e ho viaggiato
nel tempo a partire dal 2015 fino a risvegliarmi qui, nell'anno 1939 della
Terra di Non Dove.
Fui io a leggere i suoi pensieri in
quel momento. Credeva che non avrebbe mai provato uno stupore tanto grande e
che nessuna sorpresa potesse spiazzarla, ma si rese conto di sbagliarsi
tremendamente. Ingaggiammo un contatto
oculare molto intenso e lei frugò ancora tra i miei pensieri, concedendole di
navigare tra di essi senza restrizioni.
-Sei il primo che mi offre libero
accesso alle sue emozioni. Nessuno lo aveva mai fatto spontaneamente. Perché?
-Perché voglio solo scoprire cos'è
successo al mondo che conoscevo una volta e forse tu sai come aiutarmi. Conduco
una vita normalissima e mi sto trasformando in un emotion seeker come te e tutte
le altre persone fantastiche che ho conosciute. Non credo nell'esistenza delle
coincidenze e tanto meno nel fato o destino, per questo colgo l'occasione di
prendermi cura di te e guadagnare una prospettiva. Inoltre, quasi tutti i miei
ricordi sono andati perduti durante il viaggio e credo che tu sia l'unica a
poter setacciare quell'oceano d'informazioni per estrapolarne le risposte che
mi occorrono.
La sua espressione si fece greve ed
esternò i suoi timori con un quesito:
-Amico mio, starmi vicino potrebbe
esserti fatale, te ne rendi conto?
-Sì e sono disposto a correre il
rischio. Non ho nulla da perdere e solo da guadagnarci.
-Se fosse così semplice, ti
incoraggerei io stessa, ma i miei poteri sono imprevedibili e potrebbero anche
ucciderti!
-Credi che un uomo disposto a
sottoporsi ad un esperimento di viaggio nel tempo possa tirarsi indietro
dinnanzi ad una simile sfida? Leggi pure nei miei pensieri e troverai che la
risposta è un categorico NO.
Le mie parole non la fecero sentire
meglio ed io mi tradii focalizzandomi su un'altra immagine che scorse
autonomamente nella mia memoria. Lei la captò ed abbozzò un sorriso
comprendendo la mia umana fragilità mista alle emozioni più ingenue.
-Ora capisco perché non ti tiri
indietro. Perché anche tu, un po' come me, credi nelle fiabe e speri nel lieto
fine. Mi rammarica metterti al corrente del fatto che non sono una
chiaroveggente e il futuro mi è ignoto.
Era quello il mio pensiero. Sapere
cosa mi sarebbe accaduto e se avrei trovata una ragione di vita nella Terra di
Non Dove. Naturalmente, si trattava solo di un diversivo per nascondere i miei
veri sentimenti e stavolta fui in grado di gabbarla. Ligeia mancò di coglierli
e io distolsi la sua attenzione su altro invitandola a cena.
-Me la cavo come cuoco! Ti andrebbe
di farmi compagnia?
Lei era sfinita e più pallida che
mai. Quei pochi zuccheri ristabiliti non erano sufficienti a sostentarla tutta
la Notte, così sorrise e accettò usando delle parole poetiche:
-Mio caro Roger, è vero che non
posso prevedere il futuro, ma so per certo che non mi deluderai come cuoco. La
cucina è un'arte ed un'emozione al tempo stesso ed è una delle poche che io
possa concedermi. Fammi strada ed io ti seguirò.
Così ci alzammo, scambiammo due
sguardi simpatici di complicità e suggellammo l'inizio della nostra strampalata
amicizia dileggiandoci ai fornelli.
Care sorelle e cari fratelli
partecipi di questa fiaba moderna ai limiti del paranormale, è così che iniziò
il singolare connubio che tuttora lega il destino di Ligeia al mio e viceversa.
Questi due personaggi ai limiti dell'inverosimile, questi due archetipi del
magico mondo delle narrazioni fantastiche si erano appena incontrati per
ritrovarsi protagonisti di alcune straordinarie avventure che avrebbero cambiato
per sempre il corso degli eventi nella Terra di Non Dove.
Spero non siate rimasti delusi
dall'assenza di una vera principessa e di un comune cavaliere. Differiamo dai
canoni finora conosciuti perché viviamo in un'epoca diversa, ma potete stare
certi che scorre in noi il medesimo spirito intrepido che animava le fiabe del
folklore medievale. La Terra di Non Dove è equiparabile ad un territorio ancora
vergine, con i buoni emotion seeker che stanno cercando di ridargli l'onore e
l'attenzione che merita mentre i cattivi emissari della Matherley Company
vorrebbero distruggere tutto questo. Più fiabesco di così, cosa potrebbe
esserci?
Se il finale della mia storia può
sembrarvi fuori dei canoni, il e vissero felici e contenti non si
adatta purtroppo al nostro stile e noi vogliamo soltanto vivere, non
necessariamente felici e contenti. La gratitudine si può trovare in ogni
piccolo miracolo della vita quotidiana e la grande lezione degli emotion seeker
è di non tirarsi mai indietro di fronte ad una potenziale avventura.
Quel freddo giorno di fine Novembre,
io uscii di casa pensando soltanto a compiere il mio dovere fino in fondo. Mi
era stato chiesto di soccorrere una principessa e mi sono ritrovato ad essere
salvato da una strega. Se non avessi sfidata la sorte, se non mi fossi
azzardato a valicare i confini dell'ignoto, forse la mia quotidianità sarebbe
rimasta solo entro le mura dell'officina riparando Q4 e divertendomi con i
motori. Invece, quell'ispirazione del momento che mi spronava ad ampliare i
miei orizzonti mi permise di conoscere colei che sarebbe diventata la mia
migliore amica e confidente per gli anni a venire.
E' vero! Infrangiamo il cliché delle
fiabe dove il cavaliere e la principessa si sposano e sfornano un botto di
figli. La strega diventa protagonista e il cavaliere viaggia a bordo di una
Crosswagon Q4! Nelle storie future che vi racconterò spero che voi possiate
trovare quel genuino entusiasmo per le emozioni più semplici, da un tramonto
sul lago ad una nevicata il giorno di Natale. In altre parole, la parola FINE
non è da noi contemplata.
Il nostro Viaggio Segreto era appena iniziato.
1.49am, Gabriele Funaro, Dicembre 2 2019