mercoledì 11 marzo 2020

2020: Fuga dalla Lombardia






2020. Mattino prestissimo. Più presto che non si può. Praticamente Notte.
Dentro l'Alfa Romeo 156 truccata di Zio Gaetano c'eravamo io, cioè l'Andrea, la Jenny, il Maurizio e l'Alberto. Eravamo in fuga, in fuga da una condanna orribile perpetrata dal governo e che minacciava la libertà di milioni di persone. Era stato varato un decreto legge che trasformava l'intera Lombardia in una sorta di 1997 – Fuga da New York. Correvamo contro il tempo, contro il cronometro, contro la nostra giovinezza che svaniva dietro la minaccia di rimanere per sempre intrappolati a Busto Arsizio, altrimenti nota come “Terra di Merdor”.
-Nessuno è autorizzato ad entrare o uscire dai confini regionali della Lombardia se non per motivi veramente gravi e dietro approvazione delle autorità.
Il nostro era un nemico invisibile, un germe che germogliava da qualche parte, forse in Germania. Agguerrito, implacabile, inarrestabile: il Covid-19, altrimenti noto come Nuovo Coronavirus. Dopo che la bozza del decreto era trapelata, migliaia di persone si erano riversate nelle principali stazioni lombarde per fuggire prima che entrasse in vigore. Caos, pandemonio, scene di ordinaria follia, sacrifici umani, cani e gatti che vivono insieme, masse isteriche.
Noi, cioè i noi menzionati prima, fuggivamo per un motivo ancora più importante, ancora più valido, ancora più radicale. Non dovevamo ricongiungerci con le nostre famiglie, non dovevamo riabbracciare i nostri amici e parenti fuori della zona rossa. No! Dovevamo partecipare al Lucca Comics clandestino organizzato dai cosplayer di tutta Italia! Sì, perché il presidente del consiglio in persona aveva vietato ogni evento culturale che prevedesse l'aggregazione di troppe persone e il Lucca Comics rientrava nella lista. L'allarme era scattato dopo che Dolce Candy e l'Incantevole Creamy erano risultate positive al Nuovo Coronavirus.
Noi, popolo dei manga, degli anime, della Divina Scuola di Hokuto e del villaggio dei Puffi, ci trovavamo impreparati. Avevamo aspettato quell'evento per mesi, ormai sovreccitati per le straordinarie star che avrebbero partecipato, in particolare Cristina D'Avena che avrebbe tenuto un concerto dal vivo vestita da Dolce Memole. Nessuno, ripeto NESSUNO, si sarebbe mai persa Cristina D'Avena che cantava Memole, Dolce Memole. Per questo, quella mattina prestissimo, noi eravamo in viaggio.
-Siamo arrivati? - chiese il Maurizio.
-No.
-Quanto siamo lontani? - chiese l'Alberto.
-Circa 400 kilometri.
-Quand'è il prossimo autogrill? - chiese la Jenny.
-Il cartello dice a 30 kilometri. Perché?
-Devo fare un selfie in bagno e postarlo su Instagram entro 15 minuti per i miei follower.
-Va bene. Ci fermiamo all'autogrill, ma nessun altro scende e nessuno tocca niente, capito?
-Io devo fare pipì – annunciò il Maurizio.
-Tienila!
-Ma poi mi fa male la vescica!
-E va bene! Ci fermiamo all'autogrill, scendete voi due e io faccio il pieno.
-Io ho bisogno di mangiare qualcosa, altrimenti mi viene un calo di zuccheri – affermò l'Alberto.
-E va bene! Ci fermiamo all'autogrill, scendete tutti, io faccio il pieno, nessuno tocca niente e poi vi lavate le mani con l'Amuchina, capito?
-Hai l'Amuchina?? Dove cavolo l'hai trovata??
-Me l'ha data Zio Gaetano.
-Ma è introvabile! Costa più di un pieno di 100 Ottani per l'Alfa!
-Ha detto di averla presa in Svizzera durante il suo ultimo viaggio a Zurigo!
-Ah!!
Mancavano ancora 25 kilometri all'autogrill e la Jenny fremeva perché doveva fare il selfie in bagno. Eravamo tutti vestiti come i personaggi di Lupin III. Io ero Jigen, l'Albi era Goemon, il Mauri era Lupin e la Jenny era Fujiko. Avevamo preparati i costumi con largo anticipo. Io indossavo il vecchio abito da messa di nonno Anselmo e il Borsalino che aveva usato al funerale di suo padre. L'Albi non poteva permettersi un kimono originale, così aveva squartate le tende a casa di nonna Angela e aveva ricuciti i pezzi a mò di vestito giapponese. Per fare la mitica katana super affilata, aveva chiesto a suo nonno Vincenzo di intagliargliela con legno e poi ne aveva verniciata la finta lama con una bomboletta spray color argento lucido metallizzato. Il Mauri era il più fedele all'originale perché, essendo originario di Macomer in provincia di Nuoro, aveva i capelli scuri come il pelo di un toro, le sopracciglia unite e le basette folte come il personaggio del cartone animato. In quanto alla Jenny, non aveva bisogno di nulla per interpretare Fujiko. Lei aveva presa la cosa alla lettera e si era presentata nuda in auto. Avevo dovuto costringerla ad indossare dei vestiti se no ci arrestavano quelli della buoncostume.
-Quanto manca all'autogrill?
-20 kilometri!
-I miei follower sono impazienti! Non c'è un modo per andare più veloci?
All'ennesima richiesta di andare più veloce, schiacciai sul gas ed entrò in funzione il turbo compressore del 2.5 V6 Busso truccato che Zio Gaetano aveva fatto appositamente modificare da un meccanico della Camorra. La vettura schizzò a 318 kilometri orari e accaddero cose impensabili dentro l'abitacolo. L'Albi ebbe un aneurisma cerebrale e cadde in coma temporaneo, poi riprese conoscenza affermando di aver incontrato Nelson Mandela nell'Aldilà. Il Mauri compì un'involuzione fulminea e assunse le sembianze di un uomo di Neanderthal per poi mutare in uno dei protagonisti de Il Pianeta delle Scimmie. In quanto alla Jenny, ebbe 4 cicli mestruali contemporanei e fece diverse scenate sconnesse a causa degli ormoni impazziti. Arrivato all'autogrill, fermai di botto l'auto e tutto tornò alla normalità.
-Ora sbrigatevi mentre io faccio il pieno, capito?
Si dileguarono e io ne approfittai per riempire il serbatoio. Dopo aver finito, mi recai alla cassa indeciso se pagare con i contanti ed accettare del denaro potenzialmente contaminato oppure usare la carta e contaminare solo quella. Nell'indecisione del momento, optai per la carta considerando di sterilizzarla successivamente con l'Amuchina.
Una volta tornati all'Alfa, mi accertai che la vettura fosse in perfetto ordine e controllai anche nel portabagagli. Come lo aprii, scoprii una verità agghiacciante.
-Oh cribbio!!
Riuscivo a malapena a trovare le parole.
-Ecco il motivo del misterioso viaggio a Zurigo dello zio!
Il portabagagli era stato riempito fino all'orlo con confezioni di Amuchina e mascherine per il viso. C'erano le boccette di gel, i flaconi da un litro e perfino lo spray per pulire gli interni. Ora si capiva come mai dispensasse Amuchina a destra e manca senza preoccuparsene. Tornai al volante e fissai i miei amici incapace di rivelare loro la verità. Fu solo l'Alberto a rompere il silenzio durante quei secondi concitati:
-Che cazzo guardi??
Misi in moto, sgommai e ci defilammo verso il confine della Lombardia.
-Quanti kilometri mancano al Lucca Comics? - chiese nuovamente il Maurizio.
-350.
-Ho fame!
-Eri all'autogrill due secondi fa!
-Voglio un Camogli!!
-Porca miseriaccia ladra!! Beccati un pacchetto di Tuc e chiudi la bocca!!
-Come siamo nervosi??
-Nervoso io?? Perché mai?? Stiamo solo infrangendo un divieto imposto dalle autorità e rischiando di essere arrestati per violazione territoriale.
-Ma dai, non sarà mica così terribile!! Cosa vuoi che ci facciano?? Ci danno una multa, ci dicono di tornare a casa e tanti saluti!!
Puntualmente come disse quella frase, apparvero in lontananza i lampeggianti di una pattuglia della Polizia. Si erano appostati proprio accanto al cartello che delimitava il confine tra la Lombardia e la Liguria aspettando dei broccoli come noi.
-Ora, tutti zitti!! Parlo io e racconto loro che stiamo andando a trovare Zio Gaetano che è gravemente malato in ospedale!!
-Ma Zio Gaetano non è a Zurigo??
-Loro non lo sanno!!
-Tra l'altro, di chi è veramente Zio visto che non siamo imparentati??
-E' Zio di tutti perché gli vogliamo bene come se fosse nostro consanguineo!!
-Ma a chi è intestata l'auto??
-Non lo so! Prendi la carta di circolazione!
La Jenny prese i documenti e mi accostai davanti alla pattuglia.
-Salve. Patente e carta di circolazione.
-Prego agenti!
Diedero un'occhiata ai documenti e ci puntarono le torce contro. Erano ancora le 4 del mattino, quindi eravamo a malapena visibili. I poliziotti portavano le mascherine sul volto e impugnavano delle mitragliette molto minacciose, ma era nulla a confronto con uno strano omino che indossava una tuta ignifuga e portava in spalla una specie di lanciafiamme.
-Motivo del viaggio?
-Andiamo a trovare nostro Zio che è molto malato!
-E' lui l'intestatario della carta di circolazione, il signor Salvatore Quasimodo?
L'Alberto se ne fece sfuggire una:
-Chi minchia è Salvatore Quasimodo?
Prima che potessi inventare un'altra balla, il Maurizio starnutì accidentalmente senza coprirsi la bocca con un fazzoletto. Gli agenti andarono in modalità anti-sommossa e gridarono:
-HA STARNUTITO SENZA COPRIRSI LA BOCCA!!!!
-PRESTO!!! FUOCO!!! FUOCO A VOLONTA'!!!!!
-CAZZO!!!!!
-PORCA PUTTANA!!!! SCAPPA, SCAPPA!!!!!!!!
Afferrai al volo i documenti e accesi il motore mentre il misterioso omino con la tuta ignifuga attivava il lanciafiamme e ci spruzzava una fiammata di kerosene contro l'auto.
FFFFIIIAAAAAAAMMMMMMMMMMMMMM
Per fortuna, la 156 di Zio Gaetano era dotata di un sistema simile a quello della Batmobile, così appena schiacciai sul gas, si sentì una scoreggia potentissima seguita da una fiammata pazzesca. L'omino venne avvolto nelle fiamme e facemmo saltare in aria l'autopattuglia, mentre gli agenti estraevano le pistole dalle fondine e ci sparavano contro.
BANG BANG BANG BANG CHITTY CHITTY BANG BANG HE SHOT ME DOWN BANG BANG THAT AWFUL SOUND BANG BANG
-Porca miseria!!! Ce la siamo cavata al pelo!!! - esclamò l'Alberto.
-Porca zozza, Mauri!!! Che cazzo ti è saltato in testa di starnutire???
-E scusami!! Sono allergico ai peli di scimmia!!
-Va beh!! Siamo ufficialmente fuori della Lombardia!! Ora incrociamo le dita che non c'inseguano!!
La libertà infranta. Il viaggio. La bellezza dell'infinito. La puzza di kerosene mista all'Amuchina nel portabagagli. I nostri 20 anni ce li eravamo guadagnati con tanto sacrificio e pazienza. Sì, avevamo dedicate le migliori energie per diventare delle persone migliori, degli esempi di “millenials” che potessero fare la differenza. In quel preciso momento, mentre sfidavamo le autorità come sacra tradizione Italiana, capimmo di essere paragonabili ai grandi personaggi del passato. Giordano Bruno, Galileo Galilei, Cristoforo Colombo, Kenshiro, i Cavalieri dello Zodiaco, quel personaggio nel libro di storia del quale non ricordo il nome che tentò di far saltare in aria il palazzo del parlamento e poi ci hanno fatto un film, più altri tizi che vorrei nominare, ma non ricordo se sono reali o di fantasia. Insomma, esattamente come quei valorosi e prodi che avevano assaliti i treni in partenza da Milano, anche noi eravamo riusciti nell'impresa. 2020 – Fuga dalla Lombardia. Kurt Russell sarebbe stato orgoglioso di noi!
-Chiamami Snake!!
Arrivati in Toscana con il sole ancora lontano dal sorgere, chiesi alla Jenny di darmi indicazioni precise su come arrivare al Lucca Comics clandestino.
-Aspetta un minuto! Ho appena raggiunti i 2.000 iLike per il selfie nel bagno dell'autogrill.
-Ma che cazzo di selfie hai fatto??
Ingenua e svampita come sempre, la Jenny non si rese conto delle reazioni che la sua foto avrebbe potuto causare nel pubblico maschile presente in auto. L'Alberto andò in fibrillazione e dovette aprire il finestrino per non soffocare, al Maurizio si alzò la bandiera e a momenti mi sfasciava il cruscotto mentre io, professionale ed impassibile come non mai, evitai di guardare la foto per non attivare un bloccasterzo inaspettato.
-Allora – disse lei – la mappa mi dice che siamo a circa 50 kilometri. Dobbiamo uscire a Pisa e poi proseguire sulla statale.
Le strade Italiche in quel particolare momento storico erano così poetiche. In giro non si vedeva una mazza di nessuno e solo ogni tanto passavano camion transeuropei provenienti da misteriosi paesi dell'Est. Probabilmente, loro non erano al corrente delle disposizioni del governo e pertanto viaggiavano sereni e spensierati portando il Coronavirus verso le loro nazioni d'origine. Erano quasi le 6 ed eravamo soli soletti avvolti nell'oscurità mattutina. La Luna stava nel cielo imbarcadero del gran mistero e presto ci saremmo risvegliati in un magico Lucca Comics illegale popolato da cosplayer arrivati da ogni angolo della penisola.
Ah, le grandi aspirazioni dell'esistenza. C'è chi darebbe la vita per assaporare un po' di libertà nelle prime due decadi sul pianeta Terra. Liberi, felici, come delle farfalle, volavamo leggiadri e festanti verso la stupenda convention organizzata dagli autori di Manga ½ e L'Anime de li Mortacci Tua.
Eravamo tutti esaltati in modo diverso. Il Maurizio non vedeva l'ora d'incontrare la Sailor Moon di Agrigento con la quale flirtava telematicamente da mesi. La sua speranza evidente era di copulare appassionatamente con lei e magari far nascere delle piccole Sailor Venus o Sailor Mars.
L'Alberto voleva incontrare il suo personaggio preferito, Deboroh La Roccia, il quale sarebbe stato accompagnato dal suo tutore personale Leo Ortolani. Quanto aveva sognato quel momento, soprattutto dopo la delusione che aveva vissuto non riuscendo ad incontrarlo in Molise.
In merito a Jenny, aveva circa 39mila follower arrapati su Instagram, 300 dei quali l'avrebbero assediata come nel famoso classico La Notte dei Morti di Figa. Si era portata dietro un costume da strega cattiva di Biancaneve con tanto di porro sul naso che avrebbe utilizzato per una fuga programmata una volta stanca di moine e avance sessuali.
-Quanto manca?? - chiese spazientito il Mauri.
-Chiedi a lei! - risposi seccato rivolgendomi alla Jenny.
-Quanta manca, Jenny??
-Ops, siamo arrivati!!
-E non mi dici nulla???
-Stavo rispondendo ad un commento fatto da un cosplayer di Otranto che si complimentava per il mio carisma e la mia intellettualità.
-Certo, come no! Dove devo girare??
Percorremmo una sperduta strada nei boschi, ci addentrammo nel cuore della Toscana selvaggia e incontaminata, quell'area inesplorata dell'Italia dove ancora potevano albergare fantasmi del passato e villaggi spettrali. C'era da supporre che perfino il mostro di Firenze fosse stato da quelle parti, fino a che giungemmo in prossimità di un enorme capannone riadattato con su scritto Ditta Lorenzini e Co. la quale presumibilmente, quand'era in attività, produceva abbigliamento intimo per ottantenni. Il sospetto ci venne perché c'era un'insegna al neon con un paio di mutandoni giganti e appoggiati al muro degli inquietanti manichini raggrinziti.
-Bene! Questo è il posto!
Scendemmo dall'Alfa e scoprimmo che l'attività clandestina era già in corso per ottimizzare i tempi e ridurre le possibilità di essere cattati.
-Raga, ci vediamo dopo!! - annunciò il Maurizio allupato come non mai.
-Anch'io, raga! Vado a cercare Deboroh!! - disse l'Alberto scappando via.
-E tu Jenny?? Non corri dai tuoi follower?? - chiesi io stupito.
-No, faccio con calma. Prima vado in bagno a fare un altro paio di selfie, così sanno che sono qui.
Scomparve nelle toilette delle signore e io cominciai a sentire degli strani suoni provenire dall'interno del bagno degli uomini. Appena misi piede all'interno del padiglione, cavoli, che spettacolo!!
-Wooowww!!!
Lo avevano studiato a meraviglia nonostante il pochissimo tempo a disposizione. Avevano spostati tutti gli stand del Lucca Comics a velocità supersonica e poi riadattato il capannone con luci e impianti audio. Erano circa le 8 del mattino, ma era già gremito di gente. C'erano tutti i cosplay possibili immaginabili: Dracula, Lucy, Batman, Superman, Catwoman, Poison Ivy, Capitan America, Iron Man, Ozzy Osbourne, Ryuk, Kenshiro, Sailor Moon (almeno una decina), Occhi di Gatto, Monkey D. Luffy, Giulio Andreotti, Papa Ratzinger e perfino una spettacolare Vampirella maggiorata che causava alzabandiera a tutti i passanti maschi.
-Ohhhhhh...
Eravamo almeno 500 persone che stavano illegalmente celebrando il più grande evento fumettistico dell'anno. Le date erano sballate, il luogo di ritrovo era stato stravolto, ma la passione per i cosplay ci aveva uniti e legati come collante siliconico. Gli organizzatori erano vestiti rispettivamente da Conan il Barbaro, Ryo Saeba e Jack Sparrow. C'era anche un quarto misterioso cosplayer vestito da Edward Cullen e girava voce incontrollata che fosse il vero Robert Pattinson venuto appositamente in Italia per cuccare bellezze nostrane.
In quanto a me, m'imbattei per puro caso nella Wonder Woman di Guasila che seguivo su Instagram. Aveva circa 700 follower ed io ero il più accanito di tutti.
-Hey! Ciao! Finalmente c'incontriamo! - mi disse sorridendo.
-Oh ciao! Sì, finalmente!!
Ci appartammo per chiacchierare e scambiammo un po' di opinioni tecniche in merito all'universo DC focalizzandoci sul ruolo di Zack Snyder nel tracollo di Justice League. Fu una conversazione molto interessante che deviò gradualmente sul ruolo di Gal Gadot nell'attrarre le nuove generazioni di fan verso il personaggio di Diana Prince mentre Ben Affleck rinunciava in favore di Robert Pattinson. Quel genere di conversazioni acculturate mi riempivano di enorme soddisfazione! Ci si dimenticava dei problemi della vita, del Coronavirus, della fuga dalla Lombardia, dell'IVA al 23%, dell'eiaculazione precoce e del prezzo osceno degli assorbenti igienici.
Ci dirigemmo al palco principale dove stavano per fare un annuncio molto importante. Ci eravamo ritrovati di nuovo assieme, inclusa la Jenny che faceva strage di ragazzi assieme a Nadia de Il Mistero della Pietra Azzurra ed una versione semi-porno di Lamù. L'organizzatore vestito da Conan Il Barbaro sollevò la sua spada e gridò a gran voce:
-MEGLIO MORIRE COMBATTENDO CHE ATTENDERE COME UNA PECORA NEL RECINTO!!! Dopodiché, sfasciò una riproduzione cartacea di Thulsa Doom, tutti esultarono ed applaudirono mentre i suoi muscoli steroidei pompavano sangue fin quasi a fargli venire un aneurisma cerebrale.
-Grazie Conan per la tua esibizione di potenza! - disse Jack Sparrow prendendo la parola.
-GRANDE CROM!!!!
-Allora, care amiche, cari amici, siamo lieti che abbiate deciso di partecipare a questo nostro favoloso comic con clandestino. Il governo aveva insinuato che dovessimo rinunciarvi a causa dell'emergenza Coronavirus, ma non potremmo mai astenerci dal celebrare i nostri miti dell'infanzia e le favolose amicizie che si creano. So che molti di voi speravano che arrivasse anche Cristina D'Avena, ma ci hanno purtroppo informato che lei, Dolce Candy e l'Incantevole Creamy sono risultate positive al tampone.
ETCIUUUUU!!!!
Mentre parlava, ci fu uno starnuto e si girarono TUTTI con aria terrorizzata. Cercarono il responsabile e lo identificarono in un timido cosplay del dinosauro Denver, il quale aveva starnutito dentro il costume senza pericolo per i partecipanti.
-Oh mammasaura!! - esclamò scatenando l'ilarità generale.
-Bene, miei prodi – riprese Sparrow – ora ci attendono diverse premiazioni nelle quali eleggeremo i migliori costumi della giornata. Siete pronti per le votazioni??
-SIIIII!!!!!!
Prima che potesse riprendere a parlare un'altra volta, si spalancarono violentemente le porte del capannone ed entrarono in fretta e furia un esercito di uomini armati fino ai denti. Circondarono tutti i presenti e scatenarono la paura generale: ci avevano scoperti!!
-Oh cribbio!!! - dissi io.
Cominciò ad echeggiare la Marcia Imperiale da L'Impero Colpisce Ancora e vedemmo avanzare una corte di uomini capitanata da un omino vestito in giacca e cravatta che riconoscemmo all'istante: era lui, il più temuto dagli Italiani (si fa per dire), l'emerito capo supremo di Montecitorio, il presidente del consiglio CONTE COBRAM!!!! Salì sul palco, afferrò il microfono e proferì delle parole minacciose.
-Voi, voi dissidenti e scellerati incoscienti! Avevo emanato degli ordini ben precisi annullando il Lucca Comics!! Non vi bastava che Dolce Candy e l'Incantevole Creamy fossero risultate positive al Covid-19! No, dovevate infettare anche Mila e Shiro, due cuori nella pallavolo!!!! Siate maledetti, voi, Kiss me Licia, Andrea e Giuliano, Mirko e Zio Marrabbio!!! Nel sacro nome della Terra degli Shura governata dalla potente famiglia di Hokuto, vi avevo proibito di radunarvi e mettere a repentaglio la salute della comunità!
I soldati ci puntarono i fucili contro e tememmo il peggio. Arrivarono anche degli strani uomini vestiti come i pompieri di Farenheit 451 con quelli che parevano dei lanciafiamme.
-Siate maledetti per avermi costretto a questo! Con l'autorità conferitami dal presidente della repubblica e dal sacro imperatore Sauzer, vi condanno immantinente alla pena capitale.
Si levarono grida di terrore e scoppiò il pandemonio. Per placare la situazione, l'organizzatore vestito da Conan salì nuovamente sul palco brandendo la spada:
-CROM, DAMMI LA FORZA!!!!
In quel momento, accadde qualcosa d'impensabile. Mentre il cosplayer era sul punto di affettare il presidente del consiglio, questi mosse le dita seguendo i punti segreti di pressione secondo il Kyōmei usato da Raoul in Kenshiro. Gli toccò le spalle e le mani di Conan esplosero scaraventando i partecipanti ancor di più nel panico.
-Mi avete costretto voi a tutto questo!! - gridò mentre gli si polverizzavano i vestiti rivelando la muscolatura impressionante segnata da sette profonde ferite che formano la costellazione dell'Orsa Maggiore.
Sotto gli occhi terrorizzati dei presenti, scoppiò una rissa mega-galattica dove quello che credevamo il presidente del consiglio si rivelava in realtà un guerriero della Divina Scuola di Hokuto nato sull'Isola dei Demoni. Ad affrontarlo si avvicendarono diversi cosplay, il primo di Goku, poi Goku Super Sayan, il Genio delle Tartarughe, Vegeta e si concluse con Bulma che mostrava le tette. Consolidato il suo potere dopo aver sconfitti questi nemici, il presidente del consiglio gridò:
-DOVEVATE RIMANERE ALMENO AD UN METRO DI DISTANZA L'UNO DALL'ALTRO!!!!!!
Il fuggi fuggi generale divenne un pandemonio infernale dove le regole base per il contenimento del Coronavirus vennero calpestate senza pietà. Come diretta conseguenza, gli ordini dall'alto furono di annientare tutti senza distinzione. Ci si ritrovò con gente che scappava a destra e a manca cercando di evitare fucili mitragliatori, lanciafiamme e granate. Fu una strage senza precedenti e non risparmiarono nemmeno Pollon Combinaguai che venne impalata con una freccia di Eros. Andò meglio a Gigi la Trottola che riuscì a svignarsela sfilando via i reggiseni a tutte le partecipanti più avvenenti. In quanto a me e Wonder Woman di Guasila, riuscimmo a svignarcela di soppiatto e raggiungere l'Alfa 156 nel parcheggio. Di corsa, arrivarono Jenny che era rimasta in mutandine e reggiseno, l'Alberto ferito gravemente alla gamba destra e con lui Deboroh La Roccia che si nascose nel portabagagli in mezzo all'Amuchina.
-Sali in macchina, cazzo, sali in macchina!!!
-Dov'è il Mauri??? - chiesi io allarmato.
-Sta trombando Sailor Moon su un Doblò a metano!!! Metti in moto, non c'è tempo!!!
Così ce la svignammo e incendiammo mezza foresta con le fiammate che uscivano dal terminale di scarico dell'Alfa. Purtroppo, a pochissimi metri dalla statale, ecco che apparve di nuovo il presidente del consiglio pronto ad esercitare la Violenza Impetuosa del Dominatore del Cielo contro di noi.
-Investilo!!!!! Investilo!!!!!
-Ma non posso!!! E' vilipendio ad alta carica dello stato!!!!
-AAAAAAHHHHHHH!!!!!!!
Così, convogliando il potere simile all'Onda Distruttiva dei Palmi di Hokuto, Beppe ci scaricò contro tutta la sua energia di capo di Montecitorio disintegrando gli alberi nel raggio di kilometri e radendo al suolo un campo di grano, poesia di un amore profano. Per nostra fortuna, la 156 di Zio Gaetano era corazzata per resistere alle imboscate della 'Ndrangheta e della Sacra Corona Unita. Riuscimmo a svignarcela e farla in barba all'autorità del presidente del consiglio.
-ITTAI DESU!!!!!!!!!!!
-Ma perché sta imprecando in sardo??? - chiese la Jenny.
-E' Giapponese! Significa “fa male”!
-E tu come lo sai??
-Ho viste tutte le serie di Kenshiro incluse quelle censurate in Italia!!
Dopo che Beppe fallì il suo ultimo tentativo, lo raggiunse Giggino che facesse cose. Cercò di consolarlo ricordandogli i grandi successi ottenuti dal loro governo ed offrendogli qualcosa da bere come quando lavorava allo stadio. Prima che potesse finire di uccidere il congiuntivo e torturare la lingua Italiana, il presidente del consiglio, rivelatosi incarnazione di Ken il Guerriero, esercitò sul ministro degli affari esteri la Mano Tagliente della Tecnica Rubata distruggendogli i nervi delle articolazioni. Fu un gesto per sfogare l'ira repressa generata dal fallimento della propria politica contenitiva.



EPILOGO

Non chiedetemi come, non chiedetemi perché, fummo in grado di ritornare a Busto Arsizio incolumi sempre grazie all'Alfa 156 truccata di Zio Gaetano. Una volta a casa, ci rendemmo conto della gravità di ciò che avevamo fatto e decidemmo di seguire alla lettera le istruzioni diramate dalle istituzioni onde non incappare nell'ira furibonda del capo del governo, adesso soprannominato “presidente del Kenshiro”.
Wonder Woman di Guasila ed io ci ritrovammo a convivere perché non sapeva come tornare in Sardegna. La cosa non mi dispiacque affatto perché avemmo modo di dedicarci a delle attività molto stimolanti ed eccitanti, soprattutto quando firmammo la petizione #releasethesnydercut affinché distribuissero la versione di Justice League come originariamente concepita da Zack Snyder.
La Jenny perse molti dei suoi follower quel giorno, la maggior parte morti carbonizzati durante il raid del governo. Ci rimase molto male e decise di chiudere il suo profilo Instagram in segno di lutto ed aprire un canale YouTube dedicato a delle rubriche intellettuali. Affronta temi impegnativi quali gli abusi da parte delle istituzioni, la violenza negli stadi, la precarietà del lavoro giovanile e il futuro della nazione. Ha circa 130mila iscritti da tutto il mondo, ma sappiamo per certo che almeno il 50% di questi segue il canale solo per guardarle le tette.
Il Maurizio si sposò con Sailor Moon ed ebbero una bella figlia che chiamarono Sailor Mercury in onore di Freddie, anche se il vero motivo era che la bambina nacque inspiegabilmente con i capelli blu. Grazie all'aiuto di un parente del cugino della nonna da parte dello zio acquisito, furono in grado di trasferirsi a Macomer lontani dalle persecuzioni del governo e del Nuovo Coronavirus.
L'Alberto sviluppò una stupenda amicizia con Deboroh La Roccia e divennero inseparabili. Progettarono un viaggio avventuroso attraverso l'Italia barricata, ma alla fine si persero da qualche parte in Molise e non furono più ritrovati. Vige il sospetto che Leo Ortolani li abbia fatti fuori cancellandoli per sempre dalle sue storie, con grande disappunto dei fan di Rat-Man.
In quanto al presidente del consiglio, in virtù dei poteri assegnatigli dal Sacro Imperatore Sauzer, ordinò una quarantena ancora più restrittiva dove tutti coloro che venivano colti a violare i confini territoriali delle zone rosse sarebbero stati abbattuti con i Colpi di Taglio da 100 Direzioni. Emanò un decreto legge che imponeva alle forze armate di iscriversi alla Divina Scuola di Hokuto e imparare i punti segreti di pressione. Perfino il presidente della repubblica è terrorizzato all'idea di sfidare il potere assoluto di Beppe e i suoi ex compagni di partito si sono fatti infettare con il Coronavirus per essere ricoverati in ospedale lontani dalla minaccia di Kenshiro.
Per quanto riguarda Zio Gaetano, non gli abbiamo detto nulla del nostro viaggetto e lui si trova ancora rifugiato a Zurigo perché non lo fanno rientrare in Italia. In compenso, ci siamo adoperati per mettere a frutto il contrabbando di mascherine ed Amuchina, così ne abbiamo venduta la maggior parte all'ospedale di Gallarate con prezzo di favore.
L'Alfa 156 è ora la mia auto primaria e la uso occasionalmente per le gare clandestine a Castellanza e Legnano. Ovviamente, smerdo sempre tutti. Ho scoperto con dispiacere che l'auto non è stata modificata da un meccanico della Camorra come raccontava lo zio. A fare i lavori è stato il Carletto dell'officina di Cassano Magnago, ma questa è un'altra storia che vi racconterò a parte.
Le future generazioni racconteranno la nostra vicenda e ricorderanno gli straordinari sforzi compiuti da noi cosplayer in nome della libertà di travestirci come personaggi dei cartoni animati. Il sacrificio di coloro che morirono quel giorno non sarà vano e la memoria dei coraggiosi che sfidarono il presidente del Kenshiro vivrà in eterno ispirando i ribelli del mondo.
Qui Busto Arsizio. Anno 2020. Fuga dalla Lombardia. Missione compiuta.


Gabriele Funaro, 5.41am, 11 Marzo 2020

lunedì 2 dicembre 2019

C'era una Volta...

La Strega della Terra di Non Dove

  C'era una volta un intrepido cavaliere che si avventurò in un'impresa ai limiti dell'impossibile per salvare la bella damigella in pericolo. Più o meno è così che suona l'inizio standard di molte fiabe. La mia, purtroppo per me, non è una fiaba nel senso canonico del termine ed è aperta ad interpretazioni. Ho sviluppati diversi neologismi per identificare queste storie che sto componendo e quello che si avvicini maggiormente ad un'appropriata accuratezza è “fiaba retro-futuristica” o “futurytale”, unione delle parole Inglesi future e fairytale.
 Vi domanderete: perché tanto sbattimento per raccontare una storia che magari non interesserà nemmeno a qualche lettore sfigato? Beh, perché nello stato attuale delle cose, le mie storie potrebbero un giorno assumere un valore particolare che adesso non hanno, esattamente come le fiabe del focolare. Gli elementi ci sono tutti: la Dama, il Cavaliere (che sarei io) ed una forza malvagia che incombe su tutti noi peggio della regina malvagia su Biancaneve e tutti e sette i nani. La forza malvagia che incombe è la ragione per la quale io mi trovo realmente nella condizione di narrare, visto che nel futuro alternativo nel quale sono stato catapultato è motivo di vita e di morte per molte (troppe) persone. Io sono chiamato a dedicarvi del tempo per sopravvivere e, semplificando il concetto, da buon cavaliere, devo combattere contro il male per vocazione!
 Il mio nome è Roger Hackett e sono nato nel 1985 dei calendari ordinari. Nel 2015, mi sono sottoposto ad un esperimento fantascientifico di viaggio spazio-temporale che mi ha condotto fino ad un anno imprecisato del futuro. Ho così appurato che è successo un casino infernale che ha portato il mondo ad uno sconvolgimento senza precedenti e non mi basterebbero 4 libri per spiegarvelo. La sintesi è: il mondo come lo conoscevo fino al 2015 non esiste più ed è stato abbandonato dalla stragrande maggioranza della popolazione che si è radunata entro un perimetro artificiale creato dall'entità malvagia menzionata prima. Questa si chiama Matherley Company ed è una compagnia multinazionale che, oltre ad aver instaurato un regime totalitarista ben voluto da molti, ha preso il controllo su qualcosa di veramente prezioso per gli esseri umani: le loro emozioni. Così hanno convinti i cittadini a spostarsi dentro la loro società iper-perfetta e iper-artificiale chiamata Nuova Comunità Globalizzata o NGC. In gergo, lo chiamiamo il Mondo Civilizzato.
 Io mi ritrovo quindi nella controparte, dicasi quel che è rimasto della nazione dove vivevo. Ora tutto ciò che non è Mondo Civilizzato è chiamato “Terra di Non Dove” e coloro che la abitano sono questi bizzarri ribelli che si fanno chiamare “emotion seeker”, cercatrici e cercatori di emozioni. Questo neologismo deriva dal fatto che queste donne e questi uomini si ribellano al controllo emotivo totale imposto dalla multinazionale per ritrovare quello che rendeva grande l'umanità prima del regime, vale a dire, proprio le emozioni.
 Credo di averlo spiegato bene in sole due pagine!!!

 Ebbene, il vostro ultimo eroe d'azione che è il sottoscritto si era già ritrovato coinvolto in alcuni casini e si era fatto le ossa sfidando di persona i rappresentanti della dannata Matherley Company. Vista la mia abilità nel trarmi d'impiccio, qualcuno aveva pensato bene di coinvolgermi in altri casini ancor più incasinati.
 -Sì, ma tu sei Bravo, hai talento, ci sai fare con i motori, con le armi da fuoco, sei perfetto per l'incarico!
 E con questa tiritera, ero stato incaricato di andare a soccorrere la bella Principessa delle Fiabe con la quale avrei vissuto felice e contento per sempre e anche dopo.
 -Vai, ci fidiamo, sappiamo che ce la puoi fare e ce la farai!
 -Sì, sei un figo da paura, nessuno ti batte al volante!
 -Se torni indietro per le 5 del pomeriggio, trovi lo stufato caldo!
 Le ultime due non le ha dette nessuno in realtà, sono solo io che sto vagheggiando e mi sto auto-celebrando mentre redigo questa veloce pagina di diario.

 Per darvi un'idea più chiara e meno delirante del perché chiesero a me di avventurarmi chissà dove devo fare una piccola parentesi graffa. Attualmente, risiedo nell'unica vera città della Terra di Non Dove, localizzata nella cosiddetta Regione Settentrionale. E' una metropoli di nome Darkingshore che è abitata solo per un magro 2% del suo territorio (forse meno) ed è diventata luogo di ritrovo per tutti i ribelli che fuggono dal perimetro totalitario della NGC. La topografia della città la rende perfetta come base della resistenza, risiedendo alle pendici di una vetta chiamata Monte Detmerring e circondata da una catena montuosa che si estende per parecchie centinaia di miglia. Inoltre, è in prossimità di un lago chiamato Loch Marea che funge da punto cardinale per i fuggiaschi i quali, costeggiandolo da Nord a Sud, possono giungere fino ai confini con le regioni adiacenti.
 Solo pochi fidati sanno che io sono un viaggiatore del tempo e tengo l'informazione ben segreta perché potrebbe causarmi guai. Conduco quindi una vita apparentemente normale come copertura e faccio il meccanico nell'unica officina di Darkingshore insieme ad un caro amico di nome Peter. Risiedo in un luogo simbolo della resistenza, un magnifico albergo d'inizio '900 in stile Liberty chiamato “Flowerfield Hotel”, localizzato ad oltre 1000 metri di quota vicino alla cima di Monte Detmerring e quasi irraggiungibile senza un mezzo di trasporto adatto.
 Ci so fare con i motori e così mi sono creato un veicolo speciale per imbarcarmi nelle mie avventure: una Crosswagon Q4 con trazione integrale permanente, modificata per essere più resistente alle avversità e più agile nelle situazioni di pericolo. Amichevolmente, la chiamo solo Q4, tanto da averci applicate delle decal giganti del nome sulle portiere anteriori. Questo mezzo è l'equivalente moderno del destriero che accompagna l'eroe nelle sue avventure e io ne vado particolarmente fiero perché risponde esattamente ai requisiti che richiede un cavaliere, solo con 150 cavalli al posto di uno singolo.



 Un giorno di fine Novembre, freddo che più freddo non si poteva e con previsioni di neve, mi chiesero di recarmi d'emergenza 20 miglia a Nord di Darkingshore per portare in città una donna per loro estremamente speciale. Sapevo poco o nulla riguardo a lei e non ero propriamente entusiasta d'imbarcarmi in una missione tanto rischiosa senza comprenderne i motivi, ma accettai perché ero l'unico adeguatamente competente per affrontare l'impresa.
 In questo futuro alternativo abbiamo a disposizione solo auto super datate e alquanto antiquate come tecnologia. Sono quasi tutti mezzi prodotti prima del 2005 e questo perché è pressoché impossibile far funzionare modelli carichi di elettronica in una realtà simile al Medioevo. Q4 risulta così una vettura “recente” rispetto alle altre che ho a disposizione ed è l'unica che sia riuscito a modificare per funzionare anche senza elettronica. In sintesi, vi ho spiegato perché ero proprio io quel dannatissimo giorno a dovermi sbattere per la Principessa della circostanza!
 Tornando proprio a quest'ultima, ella abitava in un minuscolo paesino localizzato in cima ad una montagna alta sui 1000 metri o pressapoco. La strada che dovevo percorrere per raggiungerla era degna di un rally delle valli come se ne correvano ai bei vecchi tempi e tornava molto utile la trazione integrale permanente di Q4 ed avendo una certa dimestichezza con le strade tortuose e innevate abitando all'Hotel..
 Impiegai quasi un'ora in totale per arrivare a destinazione e vi assicuro che ero nervoso a palla, paranoico come non mai all'idea di beccare qualche emissario della multinazionale che interpretava il cavaliere nero o drago del mio script fantascientifico. Questi erano stati particolarmente tranquilli per anni, ma chissà perché, al mio arrivo erano tornati in azione per spaccare i cabbasisi. Non era infrequenti imbattersi in una delle loro autopattuglie che vagavano per la provincia a caccia di emotion seeker sprovveduti e solitari. Avevano una base da qualche parte che loro chiamavano “l'Abbazia”, ma ancora non eravamo riusciti a localizzarla. Se li s'incrociava per strada, le possibili conseguenze erano due: o si finiva coinvolti in una sparatoria oppure s'ingaggiava un inseguimento automobilistico all'ultimo sangue. Mentre mi recavo a soccorrere la Principessa, vivevo con l'angustiante angoscia che potessi imbattermi in qualcuno di loro!
 -Ma chi me lo ha fatto fare??
 Il mio umore calava con il ticchettio dell'orologio perché il cielo minacciava neve e la temperatura scendeva ad ogni miglio macinato verso la cima. Quando finalmente arrivai a quello che sembrava il paese in questione, rimasi impressionato dal livello di solitudine nel quale abitava la Principessa. Mi trovavo ad almeno 900 metri di quota e c'era soltanto un gigantesco campo verde, un piccolo borgo diroccato ed una serie di case presumibilmente per le vacanze. Rallentai un piccolopoco cercando indicazioni e scorsi sulla destra solo un vecchio locale, qualcosa come un baretto, e accanto un parcheggio ed un campo da calcio. Sulla sinistra, invece, la strada si diramava e io mi affidai all'istinto per fare la scelta corretta. Si parlava davvero di un isolamento da monaca di clausura, con la ragazza forse chiusa dentro la cella di un monastero conducendo una vita illibata di assoluta castità perché il massimo che avrei potuto incontrare era qualche animale selvatico e forse Heidi con le caprette.
 -Diavolaccio! - esclamai come passai il cartello che recava il nome del villaggio che, vi assicuro, aveva un sound troppo horrorshow!
 -Borgo Lugosi??!!! Dove cacchio sono finito? In Transylvania???
 Miei cari lettori, posso dirvi che mi vennero i brividi a leggere quel cartello perché mi aspettavo solo un classico paesucolo di fine '800 popolato da vecchietti che si bevono un grappino all'osteria con le mogli a casa che filano l'uncinetto, invece passai accanto ad un cimitero che sembrava degno di un villaggio dei Carpazi. Accostato al nome Borgo Lugosi, mi si gelò il rosso nei tubi e mi sentii come se il Conte Vlad mi desse “benvenuto in sua dimora” per succhiarmi il sangue. Non era infatti da escludere che la Principessa fosse in realtà una Vampira devota ai bagni nel sangue stile Elizabeth Bathory e che vivesse in culo ai lupi proprio per portare avanti i suoi rituali satanici senza dare nell'occhio.
 -Dannazione! Ma chi me lo ha fatto fare???
 Mi pentivo e convertivo al cristianesimo varie volte ogni minuto che passava e speravo di chiamare il Prete di Giuda per confessare i miei peccati tra l'incudine e il martello. Nonostante questo timore, la mia professionalità mi spronava ad andare avanti e non disertare dal mio incarico come un codardo qualsiasi. Andava detto: potevo essere un codardo, ma non uno qualsiasi!!! Prima di ritirarmi, avrei almeno dovuto imbattermi in sacrifici umani, cani e gatti che vivono insieme e masse isteriche.
 -Vediamo dove si trova il posto!
 Diedi un'occhiata al foglio che mi era stato offerto come mappa e c'era sopra il disegnino di una casetta che sembrava quella della famiglia Addams. Aveva un look raccapricciante classico delle storie macabre e potevi benissimo vederci Norman Bates viverci con la madre mummificata.
 -Allora, via tal dei tali...
 E manco servì leggere la via: la trovai!!
 -Oh santa...
 Non completo la frase perché tanto non rende l'idea. Si trattava realmente di una casa Neo-Gotica di colore grigio topo tenuta piuttosto male e con all'esterno un cartello che recava la scritta Entrate a Vostro Rischio e Pericolo con accanto uno spaventapasseri che assomigliava tantissimo a Jack Skellington. Accostai lasciando il motore acceso perché sentivo una vocina interna che mi diceva “scappa!! Dattela a gambe!!! Svignatela!!!”, ma io rispondevo “il senso del dovere me lo impedisce”, al che la vocina controbatteva “ma che cacchio di senso del dovere!!! Qui ci rimettiamo l'osso sacro!!!”. Scesi dall'auto e mi avvicinai lentamente e con cautela al cancello che delimitava la proprietà e sentii una mezza dozzina di rumorini simili a gatti, corvi, ratti e cornacchie che si radunano per ridere alle mie spalle. Passai accanto allo spaventapasseri e questi sembrò seguirmi con lo sguardo, una sensazione tanto angosciante che mi convinsi di aver sbagliato indirizzo ed essere finito nella casa della strega anziché nel castello della principessa. Purtroppo per me, il foglietto non lasciava dubbi: quella era la mia destinazione. Salii le scalette del portico con le assi di legno che scricchiolavano da far schifo e mi ritrovai davanti alla porta di legno massiccio con una testa di drago in bronzo come picchiotto. Ero indeciso se bussare oppure suonare il campanello, ma temevo che quest'ultimo potesse emettere un grido di terrore o qualcosa di simile.
 -Dove accidenti mi hanno mandato??
 Bussai con il picchiotto e si sentì un suono acuto che echeggiava all'interno come se la casa ululasse. Due secondi e me la sarei data a gambe perché non era parte del mio contratto essere sacrificato sull'altare di Bafometto.
 -Uno... due... OK, nessuna risposta! Svigniamocela!!
 Stavo già alzando i tacchi che la porta si aprì da sola e sembrò invitarmi ad entrare. Mannaggia a me che mi ero ficcato in quel casino! La curiosità vinse la paura e decisi di sbirciare all'interno per capire almeno chi fosse la Vampira della situazione che aveva scelto di abitare in una residenza tanto lugubre. Mi addentrai un piccolopoco, tolsi il Fedora in segno di rispetto e aspettai che arrivasse qualcuno, magari Mefistofele o Lizzie Borden armata di ascia.
 -Salve! Io sono Roger! Sono venuto a...
 SLLLLAAAAAMMMMMMMMM
 Prima che potessi completare la frase, la porta si richiuse da sola sbattendo con una violenza inaudita.
 -Ma che c@xx0???????????????
 Ve la censuro, ma questa esclamazione rende bene l'idea!! Nuovamente, ero pronto a svignarmela e rimisi in testa il cappello ripetendo solo un rosario e qualche invocazione in Aramaico antico. Sfortunatamente per me, la porta non si apriva manco a trapanarla, così l'angoscia s'impossessò di me e mi violentò con gusto.
 -Maledizione!!! Potevo starmene a casa oggi!!!!!
 Intento a strusciare il pomello cercando di sbloccare la serratura e tirando calci agli stipiti, sentii dei passi dietro di me, un soffio gelido mi sfiorò il collo e quando mi girai scoprii che erano venuti ad accogliermi.
 -Lei chi sarebbe?? - disse una voce sibillina.
 Mi girai di scatto cacciando un urlo da cantante Glam Metal che probabilmente era sopra di 2 ottave rispetto al mio range vocale.
 AAAAAAAAHHHHHHHHHH!!!!!!!!!!!!
 -Insomma, chi è lei????
 Fu così che rastrellai la conoscenza della padrona di casa. Non una principessa, non una vampira, ma decisamente una strega.
 -La prego, non mi uccida!!! Non ero io a voler venire qui!!! Mi hanno costretto con la forza!!!!
 Chiusi gli occhi e aspettai di essere sacrificato agli dei dell'oltretomba come un capretto vergine.
 -Si calmi, non ho intenzione di ucciderla, se questo è ciò che teme!
 La sua voce suonava suadente e rassicurante, le sue parole avrebbero placata un'anima in pena con quel lieve sussurro sensuale. Ovviamente, tutto ciò non avrebbe mai funzionato con me e continuai a cercare la fuga fino a che la donna mi prese per il braccio, mi trascinò via con una forza sovrumana e mi costrinse a calmarmi!
 -Sono abituata a reazioni come la tua – disse – ora, respira piano e tranquillizzati. Non sto per sacrificarti a nessun dio pagano o per arderti vivo dentro un uomo di vimini.
 Tremavo ancora come un fottuto idiota e mi vergognavo di me stesso. Più avanti, (magari) vi spiegherò (ipoteticamente) perché avessi reagito tanto male e capirete che non sono così codardo in realtà, va tutto contestualizzato. Rimane il fatto che la casa faceva cacare sotto dalla paura (certamente)!!!
 -Vieni a sederti. Ti porto un bicchiere d'acqua.
 La donna era un soggetto calmo e placido come violante e non mostrava alcun segno di avversione nei miei confronti, tanto da farmi accomodare su una poltrona in velluto rosso come se fossi un ospite atteso. Mi guardai un po' attorno e cominciai a calmarmi, nel frattempo lei parlava.
 -Immagino che nessuno ti avesse vagamente spiegato dove saresti dovuto recarti, vero? Chi sono, dove abito e perché la mia casa è tanto lugubre.
 -Miseriaccia, no!
 -Non te ne faccio una colpa. Quando chiedono a qualcuno di darmi un passaggio, di solito devono omettere la mia biografia onde evitare che se la svignino a gambe levate.
 La casa non era affatto arredata male, ma si poteva toccare con mano un certo gusto per il dark. I dettagli erano quasi tutti lavorati artigianalmente con una fattura invidiabile, un mix di Art Nouveau e Gotico peculiare e che non passava inosservato. La mia mente era sgombra da pensieri e rimanevo incantato da quello stile che contraddistingueva il salotto, con dei tendaggi di colore rosso cremisi e del mobilio in legno di faggio rifinito con un protettivo di colore marrone scuro quasi nero. Vi erano candele sparse un po' ovunque ed alcune erano perfino accese, però non vedevo teschi o altri ninnoli da satanista. In compenso, alle pareti erano appesi 4 quadri di personaggi che sembravano usciti da un film di Tim Burton, in particolare una donna che somigliava tantissimo alla mia ospite e che faceva risorgere il dubbio circa la natura del soggetto.
 -Eccoti l'acqua! - disse porgendomi un bicchiere.
 -Grazie!
 -Come dicevo prima, quando qualcuno deve offrirmi un passaggio, lo lasciano all'oscuro di tutto perché sennò scatta il rifiuto. Tu, a quanto vedo, sei nuovo del posto o sbaglio?
 -Sì... sono arrivato di recente.
 -Da dove?
 Avevo una serie di balle da manuale che raccontavo per nascondere le mie vere origini e le usavo con cautela per non contraddirmi.
 -Molto lontano. Terre Centro-Meridionali.
 Mi fissava intensamente e sembrava capire che non raccontavo la verità, ma la mia mente era vuota e solo le bugie fluttuavano da un neurone all'altro.
 -Dai l'impressione di venire ancora più da lontano.
 Glutai il bicchiere d'acqua e cercai di deviare il soggetto presentandomi.
 -Il mio nome è Hackett, Roger Hackett.
 -Molto piacere, Roger. Il mio nome è Ligeia.
 Accadde una cosa molto singolare in quel momento. Dopo esserci presentati, cominciai a studiare le caratteristiche della mia ospite e confrontarle con quelle del quadro, ma senza guardare quest'ultimo. La donna aveva pressapoco la mia età, forse qualche anno in più, il viso di un colorito molto chiaro (quasi cadaverico) incorniciato da dei lunghi capelli corvini mossi con alcune ciocche ramate. Aveva due grandi occhi color nocciola (per guardarmi meglio) e dei tratti somatici che richiamavano ad una star del cinema muto che faticavo ad identificare in quel momento. I lineamenti erano molto gentili e aggraziati, in particolar modo il mento che metteva in risalto la magrezza. Inoltre, era vestita completamente di nero con un abito a metà strada tra una dama vittoriana e una cavallerizza, con un corpetto che le cingeva i fianchi e dei pantaloni attillati in tessuto opaco. Ai piedi portava degli stivali in cuoio molto pesanti, eppure si muoveva con una leggiadria da ballerina e nel globale richiamava molto la moda steampunk. Confrontai dunque tutto quello che ho elencato con il dipinto che avevo guardato poco prima ed elaborai un pensiero che tenni per me: e se fossero la stessa persona? Al che, Ligeia intervenne senza che io proferissi verbo:




 -No, non sono io la donna nel dipinto se è quello che ti stai domandando. Quella è mia nonna materna e la somiglianza è un semplice principio di genetica chiamato DNA.
 -Ah...
 Annuii senza nemmeno pensarci, poi glutai l'ultimo sorso di acqua e posai il bicchiere sul tavolino di fronte a noi.
 -Dimmi, Roger: qual'è il nostro piano di fuga?
 -Fuga? Nessuno mi ha parlato di fuga!
 -Beh, tu devi portarmi nel luogo sicuro designato. Con l'area che ancora pullula di agenti della multinazionale, fuga è il termine più appropriato.
 -Vada per la fuga. Comunque, mi hanno solo detto di portarti al Flowerfield Hotel, che tra l'altro è dove abito io al momento. Prevedono che venga giù un botto di neve, così dovresti essere al sicuro lì. L'unica cosa è che...
 -...che non ti hanno spiegato cosa io abbia di tanto speciale.
 Anticipava puntualmente le mie parole e i miei pensieri, il che mi spiazzava arditamente. Ad ogni modo, mi ero calmato e sentivo pronto per completare la missione. Paradossalmente, pur essendo partito con l'idea di salvare la principessa, salvare una strega faceva un effetto ancor più indescrivibile, così mi lasciai andare ad una confidenza:
 -Sì, diciamo che nei miei programmi quotidiani mi occupo della riparazione dei veicoli, ma ultimamente mi hanno coinvolto in queste vicissitudini sempre senza informarmi in anticipo su chi siano i soggetti partecipanti. Avremo modo di chiacchierare mentre siamo in auto.
 -Che vettura hai?
 -Una Crosswagon.
 -Scusami, non sono pratica. Intendo, è un fuoristrada, un furgone, uno space shuttle...
 -E' una station wagon. Perché?
 -Ah, OK. Perché avrei volute caricare alcune delle mie cose. Nulla di che, ma per me hanno un valore.
 -Se si tratta di qualche borsa, si può fare. Se si parla di un letto matrimoniale, magari no.
 Si alzò dalla poltrona, corse nella stanza accanto e ritornò indietro con uno scatolone chiuso.
 -Di cosa si tratta?
 -Temo di non potertelo dire, ma per me è di estremo valore.
 -Va bene. Quanto pesa?
 -Un po', ma non eccessivamente.
 -Solo questo?
 -Altre 4 scatole uguali identiche.
 Faceva la misteriosa e il portabagagli di Q4 andava bene giusto per un paio di quelle.
 -Temo che ne possiamo caricare solo un paio per il momento.
 -Hai detto di avere una station wagon, no?
 -Sì, ma il bagagliaio ha poco spazio a causa del differenziale posteriore essendo a trazione integrale.
 Mi guardò come se le stessi parlando dell'Apollo 11 che discende sulla Base della Tranquillità. Seguì un silenzio imbarazzante, poi riprese a parlare:
 -Va bene, torniamo a prenderle un'altra volta. Per piacere, aiutarmi a caricare questa.
 La scatola che mi diede non era eccessivamente voluminosa, ma parecchio pesante. Non occorreva una laurea per capire che il contenuto dovessero essere dei libri perché solo questi sviluppano un peso tale in uno spazio tanto ristretto. La Crosswagon era ancora in moto e stava appestando l'aria come la ciminiera di una fabbrica di sigarette che prendono fuoco tutte assieme. Mi affrettai a caricare e, come mi girai, trovai la seconda scatola già posata accanto a me, ma nessuna traccia della donna.
 -Cavoli! Che silenziosa!
 Caricai il tutto e chiusi il portellone, poi salii a bordo e feci manovra per girarmi con il muso verso la strada del ritorno. La strega apparve indossando un Fedora a tesa molto larga ed un impermeabile di lana che le arrivava fino alle caviglie. Teneva in mano una borsa che sembrava quella di Mary Poppins, si sedette dal lato passeggero e diede un ultimo sguardo fuori del finestrino.
 -Hai preso tutto? - le chiesi.
 -Sì, tutto. Vai pure.
 Cominciò il nostro viaggio di ritorno e di certo non ero dispiaciuto di lasciarmi alle spalle quella dimora degna di Amelia, la strega che ammalia. Come ripassai di fronte al cimitero, la donna sfiorò il finestrino con le dita come se ci fosse un qualche legame speciale con il posto, però non disse nulla ed evitò il mio sguardo. Il cielo si era chiuso del tutto e in pochi minuti avrebbe cominciato a nevicare, così decisi di schiacciare un po' sul gas per evitare di rimanere bloccati in una tormenta con almeno diversi centimetri di bianco sull'asfalto.
 Poteva dirsi sorprendente il fatto che lei si fidasse tanto di me. Una persona che abita in un posto così remoto e sperduto solitamente lo fa per allergia nei confronti delle interazioni con gli esseri umani, quindi potersi fidare a salire in auto con un perfetto sconosciuto senza nemmeno chiedere una prova della mia identità era alquanto bizzarro. Potevo benissimo essere un agente della multinazionale che la portava verso il rogo o anche un semplice psicopatico che aveva intenzioni poco raccomandabili. Lei non pose nessuna domanda e rimase silenziosa come se ci conoscessimo da secoli. Trovandomi in una posizione alquanto imbarazzante e non volendo sollevare sospetti inutili, non dissi nulla ed evitai debitamente il discorso. Lei corrispondeva esattamente alla persona che dovevo accompagnare e questo per me era sufficiente, ma non si placò il dubbio.  Decisi pertanto di avviare una conversazione neutra da viaggio:
 -Allora, dimmi Ligeia! Come mai abiti in quel luogo tanto inaccessibile?
 Il suo tono di voce era quieto e per nulla alterato ed espose tutto con una pacatezza degna di una regina.
 -Diciamo che ho difficoltà d'interazione sociale. Necessito di molta tranquillità e un ambiente poco frequentato. Per questo ho accettato di spostarmi al Flowerfield Hotel.
 -Come mai difficoltà d'interazione sociale?
 -Se anche te lo spiegassi, non capiresti. Penso che serva un po' di tempo perché tu comprenda.
 -Va bene, non insisto.
 Come dissi la mia frase, si sentì subito in bisogno di chiarire.
 -Ti prego, non fraintendermi! Si tratta davvero di un argomento complesso e non vorrei che ti facessi un'idea sbagliata se te lo spiegassi male.
 -Non preoccuparti. Faccio il meccanico e sono abituato ad avere tatto nelle mie interazioni.
 -Lo so.
 La sua affermazione mi stupii, così feci un'espressione strana senza dire nulla. Lei aggiunse una nota di chiarimento captando il mio scetticismo.
 -Lo so perché si vede che ci sai fare. Voglio dire, sei il primo che non sviene dentro casa mia pensando che sto per sacrificarlo o qualcosa di simile.
 -Il primo?
 -Sì, capita quasi regolarmente. Scelgono sempre i più sprovveduti per portarmi da una parte all'altra perché chi mi conosce anche solo di nome si rifiuta.
 -Sei tanto famosa??
 E questa mia frase suscitò una risata che suonò quasi malefica. Le diedi uno sguardo e vidi un luccichio di furbizia nei suoi occhi castani, con il sorriso che pareva quello di una fattucchiera delle leggende medievali.
 -Ah ah ah ah ah, si vede che vieni da molto lontano!! Non hai mai nemmeno sentito parlare di me!! Ah ah ah ah ah!!
 Come percorrevo la strada ed ero ormai prossimo ad uscire dai boschi che ci circondavano, schiacciai un po' sul gas e decisi di improvvisarmi pilota di rally. Non si parla di velocità inammissibili, ma quando il sentiero è tanto stretto, basta un nonnulla per combinare un disastro. Ero sulle 25 miglia orarie e mi fidavo che non avrei incrociati altri veicoli. D'improvviso, sentii la mano di Ligeia che mi afferrava il braccio e la vidi puntare il dito contro il parabrezza.
 -FRENAAAAAA!!!!!
 Colto dal panico, schiacciai sul pedale e l'ABS entrò in funzione arrestando il veicolo in uno spazio accettabile. Questo non mi evitò di sentire un principio di attacco cardiaco che mi spinse a reagire molto male contro di lei:
 -Ma sei deficiente????????
 Non era tanto il gridare, quanto l'avermi afferrato il braccio. Era qualcosa da non fare mai ad un guidatore e lei aveva rischiato di farci finire giù da una scarpata con quel gesto inconsulto.
 -Non farlo mai più!!!! Mai più!!!!! - la ammonii.
 Lei non mi ascoltava e continuava a guardare con terrore fuori dell'abitacolo come se stesse aspettando che arrivasse qualcosa o qualcuno. Attorno a noi c'erano solo boschi e io non seguivo la sua logica, incacchiato come una bestia e già incline ad odiarla, il modo peggiore per iniziare il viaggio.
 -Cosa c'è?? - le chiesi.
 Lei fissava un punto preciso e m'invitava a fare lo stesso. Non capivo e la cosa m'innervosiva, una sensazione decisamente poco piacevole.
 Come mi girai di nuovo, a pochissimi metri da noi, saltarono in mezzo alla corsia tre cerbiatti ed un cervo più grande che occuparono tutto lo spazio transitabile. Rimasi impietrito e le pupille mi si dilatarono dallo stupore. Se non avessi frenato, li avrei centrati tutti quanti e mi avrebbero devastata la vettura. Ligeia mi mollò il braccio e rimase a fissare uno dei cerbiatti che si stava avvicinando al finestrino. Avrei giurato che stessero comunicando perché l'animale ingaggiava un diretto contatto oculare che mi strabiliava. Passato il momento, la ragazza mi fece segno di proseguire, così riprendemmo la marcia con la corsia adesso sgombra. Seguirono almeno 3 minuti di silenzio, poi decisi di azzardarmi e porle una domanda.
 -Cosa cavolo è successo??
 Il suo sguardo era sereno e rilassato, eppure quanto avevamo vissuto era degno di un attacco apoplettico. Mi rispose con tono semi ironico ed io dovetti accettare le sue parole come valide fino a contrordine.
 -Mandano sempre i più sprovveduti, ma tu sei quello che se la sta cavando meglio.
 -Se lo dici tu. Comunque, scusami per averti data della deficiente. Ero molto...
 -Non scusarti, mi hanno detto anche di peggio! Tu a confronto sei stato un cavaliere!
 -Continuo a non capire cosa...
 -Rilassati perché tanto non capirai ancora per un bel po'!
 Si chiuse in un mutismo totale che durò fino a che imboccammo la statale che riportava verso Darkingshore. Il sole stava ormai calando e cominciò a fioccare, per fortuna senza attecchire a bassa quota, ma andando verso l'albergo sarebbe stato un macello. Le possibilità che rimanessimo bloccati sotto svariati metri di neve sarebbero aumentate una volta superati gli 800 metri di quota e l'Hotel si trovava a 1108. Dovevo prendere in mano la situazione ed avviare una conversazione soddisfacente che mi permettesse di risolvere l'arcano prima che imboccassimo il sentiero di Monte Detmerring. Sorprendentemente, lei mi precedette proprio un millisecondo prima che pronunciassi i miei pensieri.
 -So che detesti già questo incarico e hai tutte le ragioni per farlo. Prometto che non ti creerò problemi. Mi prenderò una stanzetta tutta per me e non ti disturberò nemmeno per sbaglio.
 L'obbligo di scusarmi divenne incontenibile.
 -Rinnovo le mie scuse per la sfuriata di prima. Non voglio farti sentire a disagio o un fardello scomodo.
 -Non hai motivo di scusarti. Come ogni altro sprovveduto, ti hanno selezionato bene. Anzi, mi sorprende che tu non mi abbia mollata in mezzo alla strada come hanno fatto altri.
 -Non lo farei mai. Vorrei solo capire!
 Rise di nuovo, poi il suo tono cambiò e divenne severo e senza sentimento.
 -Se tu potessi capire, ti renderei parte di tutto quanto anche adesso, ma l'intelletto umano ha dei limiti che sono ardui da valicare.
 -Cosa significa? Questo mistero, questa segretezza!!
 -Saprò quand'è il momento opportuno per dirtelo, ma fino a quel momento, ti supplico di non insistere. Renderà tutto più difficile.
 -OK, non farò domande, ma abbiamo ancora parecchie miglia davanti e io almeno voglio sapere chi ho in auto!
 E come pronunciai quella frase, spalancò gli occhi e fece un sospiro di terrore che nemmeno l'apparizione di un fantasma causerebbe. Si aggrappò al poggia-braccio, portò la mano sinistra alla fronte e cominciò a respirare affannosamente. Sembrava quasi una risposta al mio quesito, pur non essendo quello che speravo. Avrei detto un personaggio singolare e bizzarro, ma ora mi veniva il sospetto che soffrisse di qualche serio disturbo psichico che sfociava in crisi paranoiche o addirittura schizofreniche. Per quanto timoroso, decisi di accostarmi e darle una mano.
 -Ligeia, stai bene? Cosa ti sta accadendo??
 -Sono qui!! Sono qui!!
 -Chi??
 -Gli agenti della DCE!!!
 -Ma è impossibile!! Siamo nel mezzo del nulla!! Potremmo beccarli magari in un centro abitato, ma non qui sulla provinciale!
 -Non fermarti!! Riparti subito!! Sono a meno di un miglio da noi!!
 Quelle sue farneticazioni mi costringevano a prendere provvedimenti e stavolta mi arrabbiai davvero. Le slacciai la cintura, reclinai un poco il sedile e feci in modo che respirasse bene.
 -Cosa stai facendo???? Partiii!!!!
 -Tu non stai bene!! Hai bisogno di riposo!!
 -Ti prego, Roger!! Fidati di me!!
 -Stai delirando, te ne rendi conto??? Paranoia, schizofrenia, non so che accidenti tu abbia, ma qualcosa non va!! Ci conosciamo da meno di 3 ore e già mi stai facendo impazzire come se fossimo in viaggio da una settimana!! Ora capisco perché hanno mandato me!!
 Mi afferrò entrambe le mani disperata e mi fissò dritto nei fari come se volesse entrare nel mio planetario. Scorse un brivido di terrore nel mio costato che sembrò paralizzarmi, poi bisbigliò delle parole che aggravarono ulteriormente la situazione:
 -Meno di mezzo miglio!! Tra poco ci saranno addosso!!
 Fu così che apparvero delle luci abbaglianti dalla distanza e che erano innegabilmente comparse dal nulla. Che io accettassi la sua versione dei fatti o che la credessi una pazza drogata, il rischio che quella fosse davvero un'auto nemica era troppo elevato perché io potessi ignorarlo. Conoscevo bene i modelli di autopattuglia utilizzati dalla Matherley Company e serviva poco per identificarli, ma era troppo buio per capire che veicolo fosse. La guardai dritta negli occhi e lei decifrò le mie intenzioni con una semplicità disarmante.
 -Chi sei tu?? - le chiesi.
 Innestai la marcia, sgommai in fretta e furia slittando sul terreno umidiccio a causa della neve sciolta e cercai di allontanarmi dal pericolo imminente che comportava quella vettura in avvicinamento. Ci trovavamo sulla vecchia provinciale che è regolamentata da una serie di incroci a rotatoria che separano le opzioni di svolta. Mi trovai a dover scegliere cosa fare ad ogni singola rotonda, quasi sempre affidandomi all'istinto. Proseguimmo nella strada inferiore dove era meno probabile che attecchisse la neve, ma questo mi fece notare che l'altra vettura guadagnava terreno grazie alla potenza del motore. Sospettavo che si trattasse di una W211, modello prediletto per le sue altissime prestazioni, ma svantaggiato sulla neve a causa della trazione posteriore. Mentre io ero avvantaggiato in condizioni estreme, ero un po' debilitato su rettilineo, così occorsero pochi minuti prima che mi ritrovassi i fari proprio attaccati alle chiappe della Crosswagon.
 -Chi sono?? - chiesi a Ligeia.
 -Sono agenti della DCE, il Dipartimento per il Controllo delle Emozioni!!
 -Non è possibile che tu lo sappia senza che sia d'accordo con loro!! Nessuno ci seguiva, nessuno ci aveva visti in montagna!!
 -E' inutile arrovellarsi!! Ora sono qui e dobbiamo fare qualcosa!!
 -Tu cosa consigli??
 Q4 era ancora sconosciuta ai più e non aveva di certo una foto segnaletica già diramata tra quei farabutti. Se ci avevano presi di mira, non era per il modello, ma per puro sport. La loro tattica era simile a quella dei predatori: studiavano la vittima, la seguivano un po', si affiancavano e poi sferravano il loro colpo quando meno ce lo si aspettava. Era più una strategia per far sapere che erano presenti, alle volte senza ricorrere ad armi o violenza. Un guidatore sprovveduto tornava a casa e raccontava a tutti di essere stato tallonato, così scoppiava il panico. Solo nel territorio di Darkingshore non si azzardavano ad entrare per alcune storie dell'orrore che vi racconterò a parte. Se fossimo entrati in città, ci avrebbero lasciati perdere, un po' come gli uomini dello Sceriffo di Nottingham non avrebbero seguiti Robin Hood e i suoi compari nella foresta di Sherwood.
 Cominciarono a lampeggiare gli abbaglianti e farmi segno di accostare, e temetti sinceramente che se non avessimo raggiunta la città in tempo, avremmo avuto molto da temere per la nostra incolumità. Ormai non rimanevano dubbi circa la loro identità: erano agenti della DCE.
 -Maledizione!!
 Stavo oltrepassando le 120 miglia orarie sui rettilinei ed era il massimo che riuscissi a raggiungere di velocità tra una rotonda e l'altra, dove ero costretto a scendere sotto le 40 miglia orarie. La passeggera non era minimamente intimorita dal folle inseguimento che avevamo ingaggiato e pareva angustiata da un tormento interiore che non voleva rivelarmi. Passammo l'ultima rotatoria utile per risalire verso Darkingshore e cacchiolina, la mancai perché mi bloccarono il passaggio affiancandosi!!!
 -Porca miseria!! Quella era l'ultima uscita buona!!
 Si prospettava un terribile finale per il nostro inseguimento perché a poche miglia da noi s'imboccava solo l'autostrada dove Q4 era in netto svantaggio rispetto ad una W211. La tensione salì fino a vertici critici e dovetti consultarmi con la strega un'ultima volta prima di prendere una decisione drammatica:
 -OK Ligeia, siamo alla fine della provinciale! Sull'autostrada, siamo fottuti perché non abbiamo abbastanza slancio per sfuggire ad una vettura da corsa a trazione posteriore come i nostri avversari. Se hai una proposta da fare, parla ora o taci per sempre!
 La donna si mise le mani tra i capelli e pianse. L'inseguimento era durato poco più di 3 minuti ed eravamo ormai esasperati entrambi, perciò nulla avrebbe potuto abbattermi a quel punto. Guardai di fronte a me e adocchiai la rotatoria finale prima della rampa per l'autostrada. Saremmo finiti in trappola come topini che scappano da un giaguaro e Q4 era predisposta per le fughe in montagna, non quelle su rettilinei asfaltati che si estendevano per 30 e passa miglia. Fu così che, abbattuto dai potenziali sviluppi, guardai dritto davanti a me, tenni saldo il volante e mi preparai a farmi tallonare in autostrada fino a morte sicura.
 -Troppo tardi! Non abbiamo più scelta! - esclamai.
 Ligeia cambiò espressione, sembrò completamente rilassata e poi chiuse gli occhi stringendo entrambe le mani contro i lati del sedile.
 -Avrei voluto evitarlo, ma...
 Senza concludere la frase, alzò la testa verso l'alto e aprì gli occhi di scatto. Io ero pronto a sterzare ed ecco che vidi di sfuggita nello specchietto retrovisore l'auto inseguitrice che scompariva come per magia. Davvero, non ci credereste! Una specie di PUUFF, parimpampum, eccomi qua e quell'ammasso di lamiere di 2 tonnellate scomparve dalla visuale come se non fosse mai esistita. Letteralmente cancellata dalla scena come si usa una gomma su di un foglio.
 -Cosa diavolo...???????
 Inchiodai di lampobotto prima d'imboccare la rotatoria, guardai ovunque e niente: la W211 si era volatilizzata come rapita dagli UFO. Ligeia mi afferrò il braccio e vidi che era come in uno stato di trance con gli occhi chiusi e le pupille roteate.
 -Ligeia!!! Stai bene?? Ti prego, rispondi!!!
 Fece uno scatto con la testa come se fosse in apnea e cercasse di riprendere fiato, spalancò le palpebre e mi strinse il braccio tanto forte da farmi male. Fu a quel punto che accadde l'inverosimile.
 SCRAAAAAAASSSSSSSHHHHHHHHHHH
 -SANTO CIELO!!!!!!
 E fu proprio dal cielo che piovve a terra la vettura nemica, caduta dall'alto come un meteorite che si schianta al suolo. L'impatto fu devastante e si sfracellò in 1000 pezzi, nessun superstite a bordo. La mia compagna di viaggio dava l'impressione di soffocare e io cercai di aiutarla a respirare nonostante lo shock di quanto accaduto. Trascorsi meno di 20 secondi, la donna perse i sensi come se avesse bruciate tutte le energie e non fu più capace di rispondere.
 -Ligeia!! Ti prego, non morire!!! Mi hanno chiesto di venirti a soccorrere, non posso farti arrivare priva di vita!!
 Senza esitare, feci retromarcia e roteai l'auto di 180 gradi defilandomi ad altissima velocità verso il centro cittadino, finalmente libero dalla minaccia di un'auto inseguitrice. Percorsi la salita come stessi gareggiando per il podio in un rally e rovinai tutti e 4 gli pneumatici con una serie di sterzate e controsterzate troppo ardite perfino per Q4. Passammo davanti alla Darkingshore Hall e non avevo altro scopo all'infuori del portare la mia compagna di sventura alla clinica più vicina. Incrociai giusto un paio di auto e dovetti tenere gli occhi ben aperti per non causare incidenti, anche a causa della neve che cominciava ad attecchire. La sola idea che la persona che mi era stata affidata morisse sotto la mia custodia mi terrorizzava anche più della pattuglia della DCE e venivo colto da un attacco di asma che mi rendeva poco lucido mentre saliva la pressione arteriosa.
 Poi, a meno di un miglio dall'ambulatorio, sentii una sensazione di serenità prendere gradualmente possesso di me e far decelerare ogni pulsazione anomala. Spiegarvelo a parole, care lettrici e cari lettori, necessiterebbe di un paragone a voi familiare. Pensate al sollievo di una tisana calmante accompagnata da una pesante dose di tranquillanti, però senza alcun effetto collaterale e con un retrogusto piacevole e quasi sensuale. Le mani sembravano sfiorare il volante e i piedi fluttuavano sui pedali, mentre ogni cosa attorno s'illuminava di una luce evanescente. O stavo vivendo un'esperienza extracorporea istantanea, oppure stavo facendomi un bel trippone di LSD con i Jefferson Airplane e i Pink Floyd assieme.
Ligeia si risvegliò e mi chiese di rallentare:
 -Fermati, amico mio.
 Accostai prontamente e mi accertai delle sue condizioni. Fu così che notai la sua mano che stringeva il mio avambraccio, un contatto del quale la percezione era arcanamente assente. Con gli occhi chiusi, mi fece una piccola richiesta e sentii che non potevo esitare ad eseguirla:
 -Portami all'Hotel... sono molto stanca.
 Quel qualcosa che già prima stavo provando ad un livello decisamente più ridotto crebbe d'intensità fino a divenire un nirvana di emozioni ed una pace cosmica senza fine. La sua mano emanava un'energia benefica che riduceva il peso della vita stessa e la rendeva quasi un'esperienza mistica. Le mie pulsazioni scesero fino a che il cuore stesso entrò in un riposo anomalo pur continuando a pompare sangue normalmente. Smisi definitivamente di agitarmi e mi sentii come in un sogno.
 -Cosa mi sta... succedendo?
 La strega rispose. La sua voce non era quella di una fattucchiera o di un'arcana incantatrice: era un Angelo dalle ali di velluto che mi stringeva nel suo abbraccio celestiale.
 -E' il mio segreto... non puoi ancora capire, ma posso fartelo provare.
 Una luce soffusa illuminava la mia mente come se si stessero aprendo le porte della percezione. Vidi cose che il raziocinio fatica ad accettare e tutte erano di una semplicità disarmante, quasi come se fossero parte intrinseca di me e le stessi solo riscoprendo. Compii ogni azione seguente nella maniera più corretta, ma 10 volte più leggiadro al pari di un'esperienza extracorporea. Il mio spirito si divincolò dai fardelli materiali e ripresi a guidare senza darmi preoccupazione di nulla. Arrivammo all'Hotel senza che ricordassi un singolo metro del tragitto, assente nel fisico, ma presente in una condizione eterea trascendentale. Se anche provassi a raccontarvi quei minuti, fallirei miseramente, pertanto credo che un saggio epilogo valga più delle mie farneticazioni. Fu Ligeia stessa ad offrirmi risposte definitive e ve le riporterò con precisione ed accuratezza.


Epilogo

 Raccontarvi questa fiaba tocca il mio cuore nel profondo perché è tutt'oggi un ricordo tanto speciale che vorrei poterlo trasporre in un film e rendergli giustizia. Davanti ad un caldo focolare con la neve che cominciava a fioccare incessante, le parole di Ligeia furono capaci con molta più precisione d'illuminarmi in merito ad ogni stranezza di quella giornata. Sì, uso proprio il termine stranezza perché se si trattasse solo di quegli ultimi minuti di viaggio potrei anche accontentarmi di etichettarli come paranormali e sarebbe corretto, ma si accumulavano tanti minuscoli frammenti di giornata che m'introducevano per la prima volta in un universo sganciato dai limiti umani. C'era un portento che solo la mia nuova amica poteva espormi con piena consapevolezza. Sorseggiando una fumante tazza di thé e accoccolata in una coperta di lana, Ligeia mi rese parte della sua vita infrangendo una regola che si era auto-imposta da anni.
 -Mio caro Roger, sono strabiliata all'idea che tu non sia scappato. Sei diverso da tutti gli altri e sto ancora aspettando di capire il perché, ma lo farò a breve.
 -Sono un libro aperto per te, vai tranquilla.
 Sorrise e posò le labbra sulla tazza in porcellana lucida provando un piacere immenso che la fece splendere come una stella della sera.
 -C'è un motivo per il quale io abitavo in quella casa sperduta e ancor meglio uno per il quale non volevo allontanarmene. Possiedo delle facoltà uniche, qualcosa che la scienza non sa spiegare e che rasenta il paranormale, tanto che io stessa sono dovuta venire a termini con essa. Mi hanno visitata dottori e scienziati di ogni branca del sapere e nessuno ha saputa identificare la mia condizione, eppure fin da piccola sapevo di essere diversa. C'è chi la chiama telecinesi, chi la chiama telepatia, chi ancora raduna il tutto sotto la dicitura “facoltà psichiche extrasensoriali”. Ci hanno fatti film a riguardo e scritti libri senza che mai nessuno riuscisse a dimostrare se fosse reale o meno. Ebbene: io sono reale!
 Affascinato dalla sua narrazione, le concedevo di fare lunghe pause per riguadagnare le forze che aveva consumate fino quasi a venire meno. Il thé era accompagnato da dei biscotti integrali e avremmo gustata una lauta cena dopo che il suo livello di zuccheri si fosse assestato.
 -Sono nata nel Mondo Civilizzato. I miei genitori erano persone comuni senza alcuna aspirazione nella vita, salvo accumulare danaro. La nostra casa era un attico di grattacielo ammobiliato di tutto punto dove non mancava nulla, dalla televisione al plasma fino alla vasca idromassaggio. Il lusso era un modo per vantarsi agli occhi degli altri ed ostentare benessere e felicità, ma quella bambina dai capelli scuri che ero io già da piccola riusciva a leggere dentro di loro. Quella facciata che loro avevano creata serviva solo da paravento per la realtà di un'esistenza vuota e priva di stimoli, con mia madre che nascondeva la sua depressione debilitante postando selfie sui social network per non finire in un centro di rieducazione e mio padre che si spaccava la schiena dalla mattina alla sera odiando ogni singolo essere umano che incrociava. Si viveva di apparenze e gli ingranaggi ruotavano magistralmente in un meccanismo oliato ad arte. C'era un solo imprevisto: la bambina dai capelli scuri.
 I suoi occhi castani scintillavano grazie alle fiamme del focolare e riusciva ad ipnotizzare l'ascoltatore solo con un bisbiglio. Sorseggiò l'ultimo goccio di thé e poggiò la tazza vuota sul tavolino davanti a lei rannicchiandosi sulla morbida poltrona.
 -Sapevo di essere speciale. A scuola prendevo sempre i voti migliori perché leggevo nella mente degli insegnanti per sapere le risposte corrette e a 12 anni ero già talentuosa come una studentessa universitaria, così cominciarono a sospettare che ci fosse qualcosa di peculiare in me. I miei genitori se ne fregavano e io conoscevo ogni loro segreto per tenerli sotto scacco, in particolare mio padre che giocava a fare il genitore modello mentre se la intendeva con le colleghe d'ufficio e le nostre vicine di casa. Era facile farla franca per lui perché il suo incarico di rilievo copriva tutto ed era abbastanza ricco per pagarsi il silenzio dei sottoposti. Mia madre subiva tutto senza dire nulla perché era vincolata da legami contrattuali. Il matrimonio era quel foglio scritto che determinava che lei doveva sottostare al marito senza mormorare, visto che lui portava lo stipendio a casa e le era imposto di esserne grata. Io la odiavo per quello, sempre remissiva e apatica come una bambola, soffocando i suoi dispiaceri con il make-up e i selfie su internet. Più iLike riceveva, meglio funzionava l'effetto anti-dolorifico. Fu così che io mi tradii.
 Il fuoco nel camino era quasi sul punto di spegnersi quando si ravvivò di sua iniziativa. In qualche modo, come lei si stava emozionando rievocando quei ricordi, così le fiamme si elevavano più alte. Magia?
 -Un giorno le rivelai di tutte le porcate di mio padre e lei mi chiese come facessi a saperlo. Ne scaturì una diatriba nella quale io divenni colpevole al posto del reale responsabile e si scatenò l'inferno dentro casa. Sapevo di poter leggere nei pensieri delle persone, ma c'era qualcosa che ancora non sapevo di poter fare: usare la mente per scatenare delle strane forze attorno a me. Mentre litigavamo, persi le staffe e saltò in aria il maledetto televisore al plasma. BOOM, un boato che echeggiò per tutto l'edificio e mia madre terrorizzata che mi additò come una strega. Mio padre corse a casa e la sua unica disperazione era che non potesse più guardare le partite di calcio sul maxi schermo, così vai una seconda scarica telecinetica da parte mia, gli feci esplodere anche l'impianto di aria condizionata. Provarono a bloccarmi, ma senza successo. Quando si avvicinavano a me, li scaraventavo via come fuscelli e non ero consapevole del perché. Non mi era mai successo prima! Purtroppo, ne conseguì che persi tutte le energie e svenni nel giro di pochi minuti. Pare che usare molto il cervello sia quasi più faticoso che andare in palestra, forse per questo molti evitano di farlo.
 Ridacchiò e io l'assecondai, un po' per timore, un po' per divertimento. Poi entrò nel vivo della parte drammatica e le risate cessarono per sempre.
 -Mi risvegliai due giorni dopo legata ad un lettino d'ospedale. Era arrivato il Dipartimento per il Controllo delle Emozioni e mi avevano internata in un centro di rieducazione. Non sapevano come etichettarmi perché non esisteva nessun caso come il mio e i luminari della Matherley Company si arrovellavano il gulliver cercando risposte. Nel frattempo, mi tenevano legata a quel lettino sotto sedativi, così che non avessi mai sufficienti energie per ribellarmi e far saltare in aria tutto quel maledetto posto. Alla fine trovarono una definizione per me: strega! Solitamente, la usavano per quelle povere donne sessualmente iperattive che loro cercavano di placare in ogni modo, visto che il regime non permetteva che donne o uomini fossero troppo ossessionati dal sesso. Fecero un'eccezione per me etichettandomi come “La Strega” per antonomasia e costruirono una stanza apposita dove rinchiudermi. Per quanto non potessi usare i miei poteri telecinetici, quelli telepatici funzionavano benissimo. Cominciai a sentire i pensieri delle persone più forti di prima e venni sommersa da un diluvio di emozioni assolutamente incontrollabili. Era un'ipersensorialità insopportabile, qualcosa che mi faceva sbarellare! Più mi sedavano, più captavo i pensieri di tutto il Mondo Civilizzato e vedevo quanto l'ipocrisia di quella società fasulla stesse distruggendo tutto. Sentii d'impazzire e compresi che non potevo più vivere circondata da altre persone, soprattutto quei manichini ipocriti e finto perbenisti. Le loro menzogne erano vomitevoli, sorrisi plasticosi e parole vuote dette solo per imbonirsi gli emissari del regime. Se mai fossi riuscita a liberarmi da quella gabbia, non avrei esitato un secondo a svignarmela da quella società maledetta!
 -Per questo vivevi in montagna, giusto?
 -Sì, proprio per questo!
 -E come ti liberasti?
 -Qui viene la parte interessante ed avventurosa, quella che ha cambiati tutti gli eventi, non solo miei. C'erano moltissime persone ormai stanche di vivere in quella realtà artificiale e queste contrabbandavano emozioni come si contrabbanderebbero alcool o opere d'arte. Li chiamavano “trafficanti di emozioni” e sarebbero poi evoluti nei moderni emotion seeker. Ebbene, questi stavano cercando un modo per attaccare in maniera efficace il regime e creare una breccia nel muro di cinta che separava dai territori selvaggi ed inesplorati della Terra di Non Dove. Molti vennero catturati e internati nei centri di rieducazione, altri uccisi sul posto facendo scomparire ogni traccia della loro esistenza. Io conoscevo ogni segreto della multinazionale, ogni loro porcata mi entrava nel cervello senza che io potessi obiettare. Quanta sofferenza e quanto dolore si celavano dietro quei sorrisi falsi e quella felicità fittizia nella quale tutti si rifugiavano, dai miei genitori fino ai massimi dirigenti della compagnia. Facevano ribrezzo e io stessa stavo per scoppiare fino a che uno degli infermieri della mia prigione s'invaghì di me. Era un reato serio invaghirsi di una persona indegna ed immorale come me, una prigioniera destinata al rogo come nell'inquisizione medievale. Lui cominciò a ridurmi i sedativi, a passarmi del cibo di nascosto e nel giro di poco tempo guadagnai abbastanza forze da riprendere controllo di me stessa. Quel diluvio di emozioni era insopportabile e si era tramutato in una rabbia indescrivibile, ma volevo un mondo di bene a quell'infermiere che tanto aveva rischiato per me. Così, decisa a vendicarmi nel modo più efficace, anziché far saltare in aria tutta la prigione, feci qualcosa di ancora peggiore, qualcosa di cui tutti parlano nelle leggende adesso: mandai a trote l'intero sistema con un blackout epocale!
 Quella sezione del racconto mi sbalordì. Il famoso blackout era l'evento determinante che aveva scatenata ogni cosa e mi era stato menzionato parecchie volte, quindi scoprire che lei ne fosse la responsabile mi lasciò senza parole.
 -Davvero... tu???
 Lei ne andava fiera e lo si leggeva negli occhi come un distintivo d'eccellenza!
 -Fui proprio io! Ero tanto satura di quest'energia inspiegabile che essa si scaricò con furia infernale contro la centralina principale del regime e tutto impazzì. Ciò che ne conseguì lo conosci: gli emotion seeker riuscirono a scappare dal Mondo Civilizzato e tornarono a popolare la Terra di Non Dove. Io portai via con me il bravissimo infermiere e scomparii per sempre dai radar senza mai più farmi rivedere. Per me era impossibile rimanere vicina ai fuggitivi perché le loro emozioni erano troppo intense, ma mi assicurai che ne potessero scappare quanti più ne potevano.
 -E cosa successe dopo??
 -Vagabondai da una parte all'altra senza trovare una ragione valida per rimanere su questo pianeta. Contemplai di suicidarmi perché detestavo il mio status di essere sovrannaturale. Non saprei dire se qualcuno possa pienamente comprendere cosa significhi vivere questa mia condizione psichica, per questo devo aspettare a rivelarla come ho fatto con te. Porta con se un dolore incommensurabile e costringe ad una solitudine forzata che non può essere alleviata. Feci alcuni tentativi di togliermi la vita, ma questi miei poteri attivarono un meccanismo di sopravvivenza che m'impediva di finalizzare. Provavo a premere il grilletto e il cane della pistola non scattava. Tentavo d'impiccarmi e la corda si sgretolava. Alla fine, mi rifugiai nella casa dei miei nonni a Borgo Lugosi e decisi di usare i miei poteri per coltivare un piccolo orticello e ristrutturare la proprietà. Sono trascorsi 10 anni e oggi sono alla soglia dei 40 senza prospettive o ambizioni, salvo lasciare qualche memoria scritta.
 -Gli scatoloni che mi hai chiesti di caricare, giusto?
 Rimase sbalordita dal mio intuito holmesiano e si complimentò:
 -Bravo il meccanico!
 -Dimmi: se hai questi poteri, non hai mai pensato di usarli per combattere la Matherley Company e aiutare ancora gli emotion seeker?
 -Mi sono accontentata di aver arrecato danno a quel maledetto sistema abbastanza a lungo per rendere i ribelli più forti. Solo il mio amico infermiere conosceva la verità e la raccontò a pochi fidati. Questi pochi sono coloro che occasionalmente chiedono di nuovo i miei servigi e ho quasi sempre rifiutato, salvo debite eccezioni. Purtroppo, mio caro Roger, devi sapere che io sono molto più pericolosa di quanto appaio e forse anche tu dovrai allontanarti presto da me.
 -Lo decideremo strada facendo. Al momento attuale, ho ben altro di cui preoccuparmi e tra le priorità...
 -Lo hai già fatto, vero? Intendo, prenderti cura di qualche disgraziata come me?
 -Non posso nasconderti nulla, vero? Comunque, sì, è successo, e per quanto sia stato doloroso affrontare una situazione drammatica, lo rifarei un milione di volte. Per questo ti chiedo: cosa ti ha spinta ad accettare di seguirmi questa volta? Sei forse a conoscenza di qualche segreto che noi ignoriamo?
 -Qualcosa è cambiato e sento che devo tornare in azione un'ultima volta ed usare i miei poteri a fin di bene. Ci sono forze ancora più oscure che tramano nell'ombra. Pare che la violenza non raggiunga l’obiettivo, così la Matherley Company sta studiando un sistema per trasformare la Terra di Non Dove in un satellite del Mondo Civilizzato. Si stanno infiltrando tra di noi e, ahimè, io sono l'unica che sappia smascherare la finta bontà.
 Socchiuse gli occhi e sospirò come se la stanchezza stesse prendendo il sopravvento. Poi, con un movimento repentino, si alzò e si avvicinò al fuoco, con le fiamme che scintillarono selvaggiamente. Rimasi fermo e la sua figura che fedelmente ricalcava quella di una strega ipnotizzò le fiamme facendole danzare al suo cospetto.
 -Gli emotion seeker hanno bisogno di me. Quell'ondata di emozioni che loro emanano mi travolge perché ha un effetto benefico, essendo loro genuine e reali. Rabbia, angoscia, disperazione, ma anche gioia, amore, entusiasmo: tutte quante sono autentiche e riesco a sopportarle. Nessuno di loro è perfetto, hanno probabilmente più difetti della maggior parte degli esseri umani nella storia, ma sono onesti nel loro desiderio di far risorgere la Terra di Non Dove. Inoltre, sono capaci di amare sinceramente e senza compromessi, qualcosa di sconosciuto nel Mondo Civilizzato. Accetto di riavvicinarmi a loro ed unirmi alla loro causa, ovviamente dettando delle condizioni molto specifiche. Rimango pur sempre una strega!
 Come terminò di raccontarmi la sua storia, ebbi un pensiero che durò meno di un secondo. La mia carissima amica Ligeia non poteva mancare di captarlo ed io lasciai che lei lo leggesse, il tutto senza vergognarmi o cercare di nascondermi. Rimase focalizzata su di me e io feci un ghigno che voleva dire tutto e niente al tempo stesso.
 -Roger... ho captato un...
 Dovevo farmi coraggio e rivelarle il mio segreto, tanto primo o poi lo avrebbe scoperto. Quel pensiero fu un'immagine molto sfocata dell'anno 1995, un ricordo da bambino che era emerso in un flashback di pochi giorni prima. Lei vide tutto e non potei trattenerla dall'entrare nella mia mente.
 -Stai cercando di comunicarmi qualcosa? - mi chiese.
 -Anch'io ho un segreto ai limiti del paranormale e te ne renderò partecipe.
 Le parole non servivano e lei fece un giro nella mia mente veloce come un lampo. Rimase spiazzata quasi più di me e non si tirò indietro dall'esporlo:
 -Tu vieni davvero da molto lontano!
 -Più di quanto immagini!
 -Ecco perché non ti sei tirato indietro da questa missione! Perché anche tu hai qualcosa di singolare che ti rende unico ed incompreso.
 -Non mi sento unico e tanto meno incompreso, però sono decisamente singolare. Sono nato nel 1985 e ho viaggiato nel tempo a partire dal 2015 fino a risvegliarmi qui, nell'anno 1939 della Terra di Non Dove.
 Fui io a leggere i suoi pensieri in quel momento. Credeva che non avrebbe mai provato uno stupore tanto grande e che nessuna sorpresa potesse spiazzarla, ma si rese conto di sbagliarsi tremendamente. Ingaggiammo un  contatto oculare molto intenso e lei frugò ancora tra i miei pensieri, concedendole di navigare tra di essi senza restrizioni.
 -Sei il primo che mi offre libero accesso alle sue emozioni. Nessuno lo aveva mai fatto spontaneamente. Perché?
 -Perché voglio solo scoprire cos'è successo al mondo che conoscevo una volta e forse tu sai come aiutarmi. Conduco una vita normalissima e mi sto trasformando in un emotion seeker come te e tutte le altre persone fantastiche che ho conosciute. Non credo nell'esistenza delle coincidenze e tanto meno nel fato o destino, per questo colgo l'occasione di prendermi cura di te e guadagnare una prospettiva. Inoltre, quasi tutti i miei ricordi sono andati perduti durante il viaggio e credo che tu sia l'unica a poter setacciare quell'oceano d'informazioni per estrapolarne le risposte che mi occorrono.
 La sua espressione si fece greve ed esternò i suoi timori con un quesito:
 -Amico mio, starmi vicino potrebbe esserti fatale, te ne rendi conto?
 -Sì e sono disposto a correre il rischio. Non ho nulla da perdere e solo da guadagnarci.
 -Se fosse così semplice, ti incoraggerei io stessa, ma i miei poteri sono imprevedibili e potrebbero anche ucciderti!
 -Credi che un uomo disposto a sottoporsi ad un esperimento di viaggio nel tempo possa tirarsi indietro dinnanzi ad una simile sfida? Leggi pure nei miei pensieri e troverai che la risposta è un categorico NO.
 Le mie parole non la fecero sentire meglio ed io mi tradii focalizzandomi su un'altra immagine che scorse autonomamente nella mia memoria. Lei la captò ed abbozzò un sorriso comprendendo la mia umana fragilità mista alle emozioni più ingenue.
 -Ora capisco perché non ti tiri indietro. Perché anche tu, un po' come me, credi nelle fiabe e speri nel lieto fine. Mi rammarica metterti al corrente del fatto che non sono una chiaroveggente e il futuro mi è ignoto.
 Era quello il mio pensiero. Sapere cosa mi sarebbe accaduto e se avrei trovata una ragione di vita nella Terra di Non Dove. Naturalmente, si trattava solo di un diversivo per nascondere i miei veri sentimenti e stavolta fui in grado di gabbarla. Ligeia mancò di coglierli e io distolsi la sua attenzione su altro invitandola a cena.
 -Me la cavo come cuoco! Ti andrebbe di farmi compagnia?
 Lei era sfinita e più pallida che mai. Quei pochi zuccheri ristabiliti non erano sufficienti a sostentarla tutta la Notte, così sorrise e accettò usando delle parole poetiche:
 -Mio caro Roger, è vero che non posso prevedere il futuro, ma so per certo che non mi deluderai come cuoco. La cucina è un'arte ed un'emozione al tempo stesso ed è una delle poche che io possa concedermi. Fammi strada ed io ti seguirò.
 Così ci alzammo, scambiammo due sguardi simpatici di complicità e suggellammo l'inizio della nostra strampalata amicizia dileggiandoci ai fornelli. 
 Care sorelle e cari fratelli partecipi di questa fiaba moderna ai limiti del paranormale, è così che iniziò il singolare connubio che tuttora lega il destino di Ligeia al mio e viceversa. Questi due personaggi ai limiti dell'inverosimile, questi due archetipi del magico mondo delle narrazioni fantastiche si erano appena incontrati per ritrovarsi protagonisti di alcune straordinarie avventure che avrebbero cambiato per sempre il corso degli eventi nella Terra di Non Dove.
 Spero non siate rimasti delusi dall'assenza di una vera principessa e di un comune cavaliere. Differiamo dai canoni finora conosciuti perché viviamo in un'epoca diversa, ma potete stare certi che scorre in noi il medesimo spirito intrepido che animava le fiabe del folklore medievale. La Terra di Non Dove è equiparabile ad un territorio ancora vergine, con i buoni emotion seeker che stanno cercando di ridargli l'onore e l'attenzione che merita mentre i cattivi emissari della Matherley Company vorrebbero distruggere tutto questo. Più fiabesco di così, cosa potrebbe esserci?

 Se il finale della mia storia può sembrarvi fuori dei canoni, il e vissero felici e contenti non si adatta purtroppo al nostro stile e noi vogliamo soltanto vivere, non necessariamente felici e contenti. La gratitudine si può trovare in ogni piccolo miracolo della vita quotidiana e la grande lezione degli emotion seeker è di non tirarsi mai indietro di fronte ad una potenziale avventura.
 Quel freddo giorno di fine Novembre, io uscii di casa pensando soltanto a compiere il mio dovere fino in fondo. Mi era stato chiesto di soccorrere una principessa e mi sono ritrovato ad essere salvato da una strega. Se non avessi sfidata la sorte, se non mi fossi azzardato a valicare i confini dell'ignoto, forse la mia quotidianità sarebbe rimasta solo entro le mura dell'officina riparando Q4 e divertendomi con i motori. Invece, quell'ispirazione del momento che mi spronava ad ampliare i miei orizzonti mi permise di conoscere colei che sarebbe diventata la mia migliore amica e confidente per gli anni a venire.
 E' vero! Infrangiamo il cliché delle fiabe dove il cavaliere e la principessa si sposano e sfornano un botto di figli. La strega diventa protagonista e il cavaliere viaggia a bordo di una Crosswagon Q4! Nelle storie future che vi racconterò spero che voi possiate trovare quel genuino entusiasmo per le emozioni più semplici, da un tramonto sul lago ad una nevicata il giorno di Natale. In altre parole, la parola FINE non è da noi contemplata.

 Il nostro Viaggio Segreto era appena iniziato.


1.49am, Gabriele Funaro, Dicembre 2 2019

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